Quaderni di Birdwatching Anno I - n° 1 - aprile 1999


Hotspotsin Italia

Migrazione primaverile sullo Stretto di Messina
di Andrea Corso, GSRO

La ricchezza dell'avifauna italiana è ampiamente sottostimata dalla maggioranza dei birdwatchers europei che tendono a ricordare del nostro paese solo gli aspetti negativi legati all'intenso bracconaggio, alle distruzioni e agli abusi ambientali, ignorando l'ampia possibilità di aree naturali degne di essere visitate per birdwatching. Nel panorama dei posti ben conosciuti per i massacri ornitici consumati ogni stagione, ma poco o nulla per le notevolissime possibilità di un birdwatching di primo ordine, si colloca lo Stretto di Messina.


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Cicogna bianca
( A. Corso)

 
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Falco pescatore
( V. Cappello)

    Mentre la migrazione dei rapaci sul Bosforo, sullo Stretto di Gibilterra, Falsterbo, ed Eilat sono meta ogni anno di un vero e proprio pellegrinaggio di appassionati birdwatchers, lo Stretto di Messina rimane misconosciuto ai più, compresi gli appassionati italiani. Abbiamo nella nostra nazione, facilmente raggiungibile, un luogo che per nulla teme confronti con altri e ben più famosi hotspots e pochissimi sono quelli che ne approfittano. Personalmente ho visitato quasi tutti gli hotspots per la migrazione dei rapaci nel Paleartico Occidentale e, bè, lasciatemelo dire, da dieci anni continuo a preferire lo Stretto di Messina. Vediamo perché.


LE SPECIE OSSERVABILI

    Famoso per la migrazione dei rapaci e delle cicogne, lo Stretto di Messina offre in realtà la possibilità di osservare decine e decine di specie, dai passeriformi agli uccelli marini, dai limicoli ai laridi e altro ancora. La check-list dell'area conta un totale di tutto rispetto di più di 260 specie; tra queste numerosi sono gli accidentali : Pellicano bianco (sino a 4 ind. assieme), la Pavoncella gregaria o Chettusia gregaria, la Monachella dorsonero, il Culbianco isabellino, l'Uccello delle tempeste codaforcuta, l'Orchetto marino, la Pulcinella di mare, il Cuculo dal ciuffo, l'Usignolo d'Africa, Pigliamosche pettirosso e altri ancora. Fare una lista di tutte le specie osservabili sarebbe troppo lungo, così voglio riportare di seguito in ordine sparso solo alcune delle osservazioni usuali durante il Campo per la protezione dei Rapaci: sui Monti Peloritani è notevole il numero di passeriformi che si osservano, sia in migrazione che nidificanti, così su ogni spuntone roccioso o casa diroccata si vede il Passero solitario (che vi nidifica) e più di rado splendidi esemplari di Codirossone. La fitta macchia mediterranea ospita in gran numero le Sterpazzoline, la Magnanina, la Sterpazzola di Sardegna, la Sterpazzola, nonché ovviamente l'Occhiocotto, l'Usignolo di fiume, il Beccamoschino e tutte le specie di macchia. I vari boschetti misti delle colline offrono riparo per la sosta a Balie nere e dal collare, Canapini maggiori e più raramente Canapini, e poi Pigliamosche, Upupe, Rigogoli, Cuculi, Assioli, Torcicolli ecc. Le zone cespugliose o aride dove stazioniamo per le osservazioni sono un ottimo posto per osservare le Monachelle (entrambe le sottospecie), le Averle Capirosse, Stiaccini, Culbianchi, Calandri, Prispoloni, Zigoli neri e muciatti, Calandrelle, decine di Gruccioni e così via. I boschi di pino e quercia di più alta quota, e nei quali è immersa la casa sede del Campo, risuonano della presenza di centinaia di passeriformi come cince varie, Fiorrancini e Regoli, Crocieri, l'interessantissimo e distintivo Codibugnolo di Sicilia (considerato sottospecie A.c.siculus ma che ha tutte le carte in regola per essere assurto a specie distinta), le Tordele, nonché rapaci notturni come Allocco, Gufo comune, Barbagianni e Civetta. Presenti anche il Picchio rosso maggiore e il muratore, e il Rampichino.

 

    Nei giorni di forte scirocco si scende a fare i censimenti lungo la costa, a Torre Faro e Ganzirri; a mare tra un rapace molto basso, stremato dal vento e l'altro, frequentissime sono le osservazioni di Berte minori e maggiori con centinaia di individui al giorno, numerosi i gabbiani con, tra i più comuni, Gabbiano corso, Zafferano, Gabbiani rosei e corallini, Labbi o Stercorari mezzani all'inseguimento di una di queste specie nel tentativo di rubare la preda. Non mancano le sterne come la Sterna maggiore, il Beccapesci e, raramente, la Sterna zampenere. Talvolta sfuggevoli Uccelli delle tempeste sfiorano veloci le onde, numerosi sono gli ardeidi di passaggio, soprattutto Garzette, ma anche Nitticore, Aironi rossi e cenerini e Sgarze ciuffetto (immaginate un Pellegrino che insegue tra le onde 7 Sgarze ciuffetto uccidendone due e facendole cascare in mare). A volte passano le Gru o i Mignattai, di frequente le Spatole. Assolutamente spettacolare ed unico poi è il passaggio continuo di passeriformi di molte specie per cui ho trovato pochi confronti: nei giorni favorevoli gli osservatori sulla spiaggia (a godersi l'odore e il colore del mare, il caldo sole siciliano e....arancine, granite, gelati, cassate e cannoli, Sic!!) sono letteralmente avvolti da migliaia di Rondini che passano bassissime, fino a sfiorarti, a cui spesso sono frammiste R. rossiccie (divertentissimo scovarle, contate sino a 45+ in un giorno), Topini e Balestrucci, migliaia anche i fringillidi con grossi stormi di vocianti Cardellini, Verzellini, Fanelli, Fringuelli e di rado Lucherini (e persino l'unico Venturone segnalato in Sicilia), sulla spiaggia si fermano e zampettano i Culbianchi e le Monachelle, Cutrettole di ogni sottospecie e non è raro imbattersi in qualche magnifico Succiacapre che resta immobile da noi a 2 metri convinto ed illuso di essere mimetico anche sulla sabbia. Poi, a volte, il salto di Delfini fa spostare l'attenzione sui cetacei, per non parlare del soffio di una Balenottera o di un Capodoglio. Una sosta ai laghi costieri di Ganzirri può fruttarci svariati limicoli e ardeidi, Cormorani, Svassi vari e Mignattini e altri acquatici. Splendido è anche lo lo spettacolo offerto dalle cicogne che in nessuna altra parte d'Italia si vedono in egual numero con conteggi per ogni primavera di sino a 380-400 Cicogne bianche (gruppi anche di 130 ind. ) e 70+ C.nere (max. di 15-20 assieme).


    Come detto però lo Stretto è famoso soprattutto per i rapaci che lo usano come braccio più corto di mare per arrivare sulla penisola. Se il numero di individui non è molto elevato rispetto a siti più conosciuti come Eilat, Gibilterra o Bosforo (ma è pur sempre il più alto in Italia e tra i più alti in Europa), certo è notevole il numero di specie che vi è stato osservato; sono infatti ben 39 le specie in tutto segnalate, ossia quasi tutte quelle del Paleartico Occidentale. Tra queste certo si annoverano singole osservazioni e dati storici come il Gipeto ( 2 segn. del 1916 e 1 in data imprecisata), il Nibbio Bianco ( 2 segn. 1969 e 1974 ), l'Aquila di mare (qualche dato) e probabilmentel'Avvoltoio monaco (non incluso però nelle 39 specie per l'incertezza dei dati) e specie accidentali quali Sparviero levantino (un ind. nel 1893 e 1 maschio nell'aprile 1989), Aquila delle steppe (segnalata 2 o 3 volte), Aquila imperiale (c.6 volte), Aquila del Bonelli (alcune volte), Poiana calzata (2 volte), Falcone di Barberia (1 maschio adulto nell' aprile 1998), Astore (almeno 4 o 5 segnalazioni) e il Grifone (1 o 2 segn. recenti). Esclusi però gli accidentali sono comunque 27 le specie che si vedono ogni anno o quasi tutti gli anni (alcuni irregolari). La più abbondante è di certo il Falco pecchiaiolo con max. di 22.000-28.000 individui ogni primavera, seguito dal Falco di palude con max. di 3.300+ , il Nibbio bruno con max. di 1.000+ (ma rarissimo invece il reale con pochi ind.), il Gheppio con 1.300+ individui.

    Oltre a queste specie che la fanno da padrone, assolutamente unico e spettacolare il numero di Albanelle, senza uguali in Europa; tra 200 e un max. di 700+ Albanelle minori, tra 40 e 100+ reali e tra 10 e 100+ A.pallide. Quest'ultima specie ha sullo Stretto di Messina in assoluto la più importante zona di migrazione del Paleartico Occidentale ed è il sito dove è di gran lunga più facile osservarla (uno dei motivi per cui ogni tanto arriva per fare osservazioni qualche straniero che ne è a corrente). Davvero ragguardevole il numero di Falchi cuculi contati annualmente con un minimo di 100+ ind. ed un massimo, record paleartico, di oltre 6.900 nel 1992 (di cui il 90% in un solo pomeriggio). Diversi anche i Grillai osservati con max. di 60-100 individui.

    Frammisto ai gruppetti di F.cuculi e Grillai, arrivano poi ogni tanto, accidentalmente, alcuni individui del falco per cui ormai lo Stretto è famoso tra gli appassionati di rapaci: il Falco cuculo orientale (Falco amurensis) di cui abbiamo almeno 4 osservazioni tra il 1995 e il 1998.


 

    Svernando in Sud Africa in gruppi misti con le altre due specie, non sorprende che qualche isolato individuo venga "catturato" al momento della migrazione nei grossi stormi di Falchi cuculi occidentali e che prosegua il viaggio con questi passando sullo Stretto. Molto comune è poi il Lodolaio (+ di 80-200 per stagione), più raro lo Smeriglio, frequente sebbene scarso il Falco della Regina (5-45 ind.) e il Pellegrino, raro il Lanario (1-4) e ancor più il Sacro (1 o 2 quasi ogni anno!!). Ogni anno entusiasmante è l'apparizione di qualche Aquila anatraia, che tiene col fiato sospeso tutti per la su identificazione; possono capitare entrambe le specie ma è la minore ad essere più regolare.

    Tra le "aquile" sono osservabili diversi individui di Aquila minore (sia scure che chiare) e di Biancone, mentre non sono mancati eccezionali osservazioni di Aquila del Bonelli. Sulle pendici dei monti spesso volteggia l'Aquila reale e qualche immaturo erratico passa lo Stretto; in una occasione abbiamo osservato 4-5 ind. assieme. Diversi i Falchi pescatori, pochi invece i Nibbi reali. Lo Sparviere nidifica in zona con poche coppie e qualche ind. in migrazione si vede ogni tanto. Poche sono le Poiane comuni di passaggio (forse meno delle nidificanti in zona) ma sul fronte Buteo arriviamo ad un altro vanto dello Stretto: questa rotta migratoria infatti è l'unica di tutta l'Europa centro-occidentale usata regolarmente dall Poina delle steppe (B.b.vulpinus) (sino a 22 ind.) e dalla Poiana codabianca (sino a 13).

    Provate ad immaginare l'emozione di un assolato giorno dei primi di maggio, seduti su di un cucuzzolo roccioso sulla cima di un monte che domina lo Stretto, un continuo passaggio di pecchiaioli, nibbi e falchi di palude quando ad un tratto qualcuno grida che c'è una grossa poiana in avvicinamento; questa si avvicina, e con il binocolo incollato agli occhi non la si lascia un attimo, si nota la testa chiara, il petto e i calzari scuri, le ali lunghe e dritte, due grosse macchie carpali nere e poi.... la coda, la coda tutta chiara uniforme, color crema, e tra l'eccitazione generale, la sentenza, "E' una codabianca!".

    Per finire, non dimentichiamo il Capovaccaio, forse uno dei più attesi, dei più ammirati, forse uno di quelli che più ci fa sperare ma tremare per la sua sorte poiché sono ormai davvero pochi in Italia; dallo Stretto ne passano ogni anno alcuni sino ad un massimo di 15 con un "record" di 4 ind. in volo assieme.


I LUOGHI

     Le località di osservazione sono varie e a seconda del vento si scelgono differenti punti di osservazione. Il vento migliore per fare osservazioni è quello da nord-ovest mentre con lo scirocco si osservano nei primi giorni molti rapaci che arrivano bassi perché stremati e provati dal vento, poi il transito si annulla quasi completamente. Col vento da nord si privilegiano posti come Portella di Castanea, Salice, Monte Ciccia, Puntale Chiarino e Monte Dinnammare mentre col vento da sud si fanno osservazioni da Castanea, Santa Rosalia e lungo la costa da Torre Faro. L'ambiente dei luoghi varia da colline a macchia mediterranea o completamente brulle, a zone antropizzate, da boschi misti a coltivi. La bellezza di alcuni di questi posti è indiscussa; non è per tirare acqua al mio mulino, ma il panorama e le osservazioni che si fanno dal Monte Dinnammare sono tra i più belli che abbia mai visto.


 

    Pensate ad un monte alto più di 1.100 m, la punta più alta dei Peloritani sulla propaggine estrema della Sicilia; seduti sulle rocce o sul praticello di un crinale si domina tutto lo Stretto e tutte le cime dei Peloritani, si vedono L'Etna (con i falchi che spesso volteggiano contro lo sfondo della sua vetta e le falde innevate), i Nebrodi, si vedono le Isole Eolie "galleggiare " all'orizzonte su di un vasto mare e dalla parte opposta si rimane ammaliati, come sospesi, dall'incanto dello Stretto, del suo braccio di mare costellato di piccolissimi traghetti lontani che ne solcano di bianco l'azzurro, a sormontare si vede incombere la Calabria e le pendici dell'Aspromonte, quasi tutte le sue vette e... in tutto ciò stormi di falchi di varie specie in volteggio che prendono le termiche e lenti si alzano, da ogni vallata, da sotto di noi per poi sfilarci accanto o innalzarsi sopra le nostre teste, e ancora altri, a decine, che passano veloci in scivolata sino a perderli sulle coste calabresi o contro il blu del mare.


QUANDO VENIRE

     Il periodo migliore per fare osservazioni sullo Stretto è da inizio aprile sino a fine maggio sebbene il periodo più consigliato e tra fine aprile e i primi 15 giorni di maggio. In questo periodo può capitare di assistere a giorni assolutamente entusiasmanti con un passaggio di 1.000-5.000 rapaci in un giorno; in queste occasioni non si smette un attimo di guardare, contare, identificare, indicare; ci sono frangenti in cui non sai davvero dove guardare, in cui sei indeciso se aiutare a contare un gruppo di più di 200 pecchiaioli o goderti una anatraia che sta passando in scivolata bassa, se osservare le Cicogne nere che volteggiano o se dedicarti ad un maschio di pallida che sfiora i campi. Ricordo alcuni giorni con Sacro e Poiana codabianca quasi contemporaneamente, con 10 Cicogne nere in volo assieme a 2 Aquile minori, una Poiana delle Steppe, 5 Albanelle minori, 1 Falco pescatore, e un Biancone!


 

    Lo Stretto di Messina è poi, in base alla mia esperienza uno dei posti dove è più facile imparare a riconoscere i rapaci; questo non solo è dovuto all'elevato numero di specie che si possono vedere, ma soprattutto perchè è tra i pochi luoghi di transito dove si vedono i rapaci a distanza ravvicinata. Al Bosforo ho visto solo puntini (e spesso vi assicuro che si faticava a capire se fossero esseri viventi o pulviscolo atmosferico), a Falsterbo passavano vicini gli Sparvieri, i Pecchiaioli e i Falchi Pescatori ma gli altri rapaci erano molto lontani, in Israele alcuni si vedevano bene ma in gran parte devi avere il cannocchiale (con 2.000 anatraie in cielo, si è vero, ma per un po' ti chiedevi se non fossero strane nuvole animate o magari moscerini), mentre a Gibilterra è già meglio. Sullo Stretto però, un po' per le caratteristiche del territorio, un po' per i venti, di norma passano a media-corta distanza, ma se è la giornata adatta allora sei letteralmente in mezzo agli stormi, puoi quasi abbattere una albanella con uno sputo (ecco spiegata l'estrema facilità ad ucciderli che hanno i bracconieri...accidenti a loro).


COME ARRIVARE E DOVE ALLOGGIARE

     Ogni anno viene organizzato un Campo per la protezione e l'osservazione dei Rapaci (e di tutti i migratori in genere); tale campo si svolge a Messina dal 1 di aprile al 30 di maggio (e a Reggio da fine aprile). Il campo è l'occasione migliore per fare una vacanza di birdwatching e svago sullo Stretto, nonché per contribuire alla protezione dei rapaci, cicogne e uccelli in transito migratorio. Per questo campo, davvero vitale per la lotta al bracconaggio, la presenza di volontari è fondamentale.

    Il Corpo Forestale Siciliano ha messo a nostra disposizione una casa dove alloggiare, situata su uno splendido Monte e completamente immersa nel bosco. La quota giornaliera di adesione al Campo è di lire 20.000, quota che comprende il vitto (abbondante colazione al mattino, pranzo al sacco e cena lussuriosa alla siciliana nonché fiumi di vino offerti gentilmente dai capi campo o dai sostenitori storici), l'alloggio (un po' spartano, ma confortevole, in letti a castello con saccoapelo) i mezzi e gli spostamenti ed un corso di identificazione sui rapaci. Per prenotare basta inviarmi un messaggio e-mail o telefonare alle organizzatrici: Anna Giordano 090-315362 e Deborah Ricciardi 090-2936876 oppure allo 0360-987616.


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    Per raggiungere il posto è molto semplice: in aereo con volo sino a Reggio Calabria poi (appena fuori dall'aeroporto) con autobus per Messina, oppure con volo sino a Catania e poi con autobus sino a Messina. Oppure in treno fino a Messina e poi chiamare al cellulare D.Ricciardi per essere prelevati. In auto sino a Messina e poi informarsi per come raggiungere il posto. In autobus da Roma sino a Messina. A nuoto, tagliando da Napoli per Messina via Is. Eolie; a piedi lo sconsiglierei. Un periodo di almeno 4-7 giorni è consigliato per buone osservazioni e per avere la fortuna di osservare specie interessanti in un giorno di intenso passaggio.


COSA SERVE

    Per prima cosa mi sembra ovvio bisogna portarsi il binocolo, una guida non guasta (anche se esiste a disposizione del Campo, una biblioteca intera sui rapaci di immane mole!) e qualche specialità culinaria del luogo d'origine (sempre apprezzata, magari se preparata da mamme o nonne varie). Indispensabile un buon saccoapelo; gli indumenti devono variare da capi pesanti come maglioni e calzettoni a cose più leggere tipo magliettine, pantaloncini e persino costumi da bagno per eventuali nuotate nello Stretto nei giorni più caldi. Ricordarsi un impermeabile e una buona giacca a vento. E' caratteristica dello Stretto l'estrema variabilità meteorologica (a fine aprile del 1993 e 94 nevicò mentre l'anno dopo, negli stessi giorni c'erano 30 gradi). Una torcia fa sempre comodo per eventuali escursioni notturne alla ricerca di mammiferi come pipistrelli, istrici, cinghiali, martore, volpi o moscati o passiti di Pantelleria, quest'ultimi animali sociali comuni dalle abitudini non molto schive.

 
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giovane di Cicogna nera
( V. Cappello)

Ringraziamenti

Desidero ringraziare Anna Giordano, l'anima d'acciaio del Campo e della lotta al bracconaggio nonché la nostra "deus ex machina" e tuttofare Deborah Ricciardi (gentile, ma pericolosa ninja d'assalto anti-bracconiere), la mia ragazza e veterana del campo Carmela Cardelli (quando si dice "Galeotto fu il Pecchiaiolo e chi lo osservò"), gli operosi e mussoliniani capi campo Lucia Romano e Sergio Celesti (provate a badare voi ad una massa selvaggia di birdwatchers fannulloni, casinisti e puzzolenti), i fedelissimi e superesperti Renzo Ientile, Giuliano Monterosso e Roberto Gildi, il romano capellone, musicista-casinista porta scompiglio, ma grande amico, Andrea DeBerardinis, l'eterno lavapiatti, aggiusta guasti, osserva nulla, presidia insulsi siti privi di falchi Giovanni Albarella (in arte Albanella) detto "il Volontario" (forse il più grande comico italiano dopo Totò, Bossi e Pippo Baudo), il boscaiolo montanaro aquilaro detto "Caccavicio" (coltello mafioso fatto per far davvero male che lui ama simpaticamente portare con se, sventolare ogni tanto ed usare per le cose più ardue tipo sbucciarsi un arancia o minacciare un bracconiere) Massimo DiVittorio, il grande veterinario detto San Francesco da Messina del nostro centro recupero, Fabio Grosso e poi il piccolo grande Amerigo Sivelli e Cristina Zimboni, Stello l'assurdo, e il guru e precursore di tutto, il mitico Carmelo Iapichino, il figo cortigliaro (con me) taciturno timido coraggioso cartonofilo volenteroso grande Gianluca Chiofali e tutti i campisti che negli anni ci hanno aiutato e affiancato. Grazie a voi tutti e grazie soprattutto ai falchi. Tutto ciò che è stato e ciò che sarà, ciò che verrà... in memoria del nostro grande amico Giacomo "occhi di Falco", la persona il cui sguardo andava più lontano di ogni altro, il migliore contatore di falchi mai conosciuto. Per noi tu continui a volare con loro.




1999, Quaderni di Birdwatching

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