Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 12 - ottobre 2004

Approfondimenti
Titolo
di Igor Festari

Taxonomy and geographical variations of Subalpine Warbler (Sylvia cantillans) in Italy
In the excellent monography "Sylvia Warblers" by Shirihai, Gargallo & Helbig (2001), Subalpine Warbler (Sylvia cantillans) is treated as a single species, but future taxonomical studies are deemed necessary because of marked geographical variations. Italy is the only European country where all three acknowledged subspecies (possible species?) can be found: Western Subalpine Warbler, including the nominate subspecies S. (c.) cantillans and the similar S. (c.) inornata, nesting in Southern Italy; Moltoni's Warbler S. (c.) moltonii, nesting in most of Northern Italy; Eastern Subalpine Warbler S. (c.) albistriata, with few pairs breeding in Friuli Venezia Giulia (North-Eastern Italy). Identification characters are reviewed, with attention to both plumage and voice: in fact, vocalizations are often the best way to tell the three taxa apart.


        UNO DEI MANUALI ORNITOLOGICI più pregevoli ed innovativi degli ultimi anni è stato sicuramente "Sylvia Warblers" (Shirihai et alii, 2001; recensito nel n° 6 di Quaderni di birdwatching), interamente dedicato a sterpazzole e magnanine d’ogni specie esistente al mondo, vera bibbia per gli amanti dell’identificazione, impareggiabile fonte di misure e dati biologici per inanellatori ed ornitologi da campo. Di fatto si può dire, senza aver paura di esagerare o di essere smentiti, che questo libro ha dettato nuovi canoni per le successive monografie di stampo ornitologico.

        Tale innovazione si riflette, all’interno del suddetto volume, anche a livello tassonomico. Infatti, la classificazione delle specie, grazie all’applicazione delle ultime scoperte in campo filogenetico, presenta alcune interessanti novità, come l’annessione al genere Sylvia delle bigie africane (precedentemente ascritte al genere Parisoma) e l’aggiunta di sei nuove "specie" [ottenute elevando di grado alcune sottospecie differenziate di Bigiarella (Sylvia curruca), Bigia grossa (Sylvia hortensis), Sterpazzola nana (Sylvia nana) e Magnanina sarda (Sylvia sarda)]. Vi sono, poi, altre specie per le quali vengono auspicati futuri studi a carattere tassonomico a causa di una spiccata variabilità geografica.

        Una di queste specie è la Sterpazzolina (Sylvia cantillans), che presenta una netta differenziazione in tre forme geografiche distribuite a cavallo dell’area mediterranea; nel suddetto libro, tali popolazioni sono trattate provvisoriamente come sottospecie ma, secondo gli autori, potrebbero considerarsi "allospecie", ossia specie incipienti, molto simili tra loro ma costantemente diversificate a causa di un prolungato isolamento geografico, con conseguente divergenza genetica. Al momento, gli stessi autori preferiscono prudentemente mantenere la suddivisione in sottospecie, in attesa di ulteriori conoscenze, in particolare per quanto riguarda distribuzione, vocalizzazioni e interazioni tra i diversi taxa.

        Dato che l’Italia è l’unico paese ad ospitare in periodo riproduttivo tutte queste forme di Sterpazzolina, e viste le recenti scoperte che ci hanno permesso di rivalutare la loro distribuzione nel nostro paese, ho sentito il dovere di trattare, con il presente articolo, questo difficile argomento da un punto di vista specificatamente ‘italico’.


 UNA TASSONOMIA ANCORA CONTROVERSA

        I più datati riferimenti bibliografici tendevano a suddividere la Sterpazzolina in quattro sottospecie, delle quali una in particolare (moltonii) era considerata incerta e poco differenziata, mentre si dava, generalmente, molto più risalto a quella nord-africana (inornata). Orlando (1939) descrisse la sottospecie Sylvia cantillans moltonii, per le popolazioni della Sardegna e della Corsica, così denominata in onore di E. Moltoni, ritenuto il padre della moderna ornitologia italiana. Vaurie (1959) non accettò la validità di questa sottospecie, che venne in seguito nuovamente ipotizzata da Cova (1969) e soprattutto da Shirihai et alii (2001).

        Per quanto si può supporre in base alle conoscenze attuali, la Sterpazzolina potrebbe rappresentare un complesso ("super-specie") formato da tre gruppi geografici distinti ("allospecie"), costantemente differenziati a livello morfologico e comportamentale. Qui di seguito vengono elencate le varie forme esistenti, specificandone la nomenclatura scientifica, la distribuzione geografica e suggerendo, per ciascuna di esse, un possibile nome italiano.

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Distribuzione geografica delle varie forme (allospecie e sottospecie) di Sterpazzolina in Europa
[1]: Sterpazzolina occidentale - Sylvia (c.) cantillans [a: cantillans; b: inornata; c: ssp. sconosciuta]
[2]: Sterpazzolina di Moltoni - Sylvia (c.) moltonii
[3]: Sterpazzolina orientale - Sylvia (c.) albistriata

        Sterpazzolina (occidentale) [Sylvia (c.) cantillans]: qualora venisse considerata specie a parte, a questa forma dovrebbero essere attribuite 2 sottospecie. La razza nominale S. c. cantillans dell’Europa sud-occidentale (Penisola Iberica e Francia) e la razza inornata dell’Africa nord-occidentale (dal Marocco alla Libia); le popolazioni nidificanti nell’Italia meridionale ed in Sicilia, sebbene probabilmente appartenenti a questa allospecie, non sono mai state studiate a livello sottospecifico.

        Le succitate forme locali, tuttavia, rivestono un limitato significato tassonomico in quanto scarsamente differenziate da tutti i punti di vista. Morfologicamente, infatti, le uniche variazioni sarebbero riconducibili ad un semplice cline geografico, con esemplari più scuri in Francia e più chiari nel Nord Africa e, forse, nell’Italia meridionale. Personalmente ritengo che le due sottospecie vadano unificate e che la Sterpazzolina occidentale vada considerata come una allospecie monotipica. Sverna principalmente nell’Africa occidentale sub-sahariana, lungo la fascia del Sahel, ad ovest del Mali; esistono anche rare e sporadiche catture invernali nelle oasi montane algerine.

        Sterpazzolina di Moltoni [Sylvia (c.) moltonii]: questa forma è endemica dell’area mediterranea centro-occidentale, dove occupa le principali isole (Maiorca e Cabrera nelle Is. Baleari, Corsica, Sardegna ed Arcipelago Toscano); in vista di recenti conferme avvenute sul campo, tuttavia, l’areale riproduttivo deve essere esteso anche all’Italia continentale centro-settentrionale e, probabilmente, alla Francia meridionale. L’areale di svernamento non è noto con precisione ma, catture invernali di esemplari con la muta tipica di questa forma sono state compiute in Nigeria.

        Sterpazzolina orientale [Sylvia (c.) albistriata]: questa forma nidifica nell’Europa sud-orientale (dal Carso Triestino ai Balcani meridionali), e nella Turchia occidentale e meridionale. Sverna nell’Africa centrale a sud del Sahara, generalmente più ad est rispetto alla forma cantillans (giunge, infatti, sino al Sudan nord-occidentale), con qualche sovrapposizione nel Mali orientale.


 DISTRIBUZIONE E STATUS IN ITALIA

Distribuzione geografica delle varie forme, allospecie e sottospecie, di Sterpazzolina in Italia (da "Atlante degli Uccelli nidificanti in Italia", 1993, I.N.F.S., modificata)
rosso: Sterpazzolina occidentale, cantillans / inornata
azzurro: Sterpazzolina di Moltoni, moltonii
verde: Sterpazzolina orientale, albistriata
grigio: forma attualmente sconosciuta
tratteggio rosso: ipotetico limite nord-occidentale di cantillans / inornata
tratteggio azzurro: ipotetico limite orientale e sud-orientale di moltonii
tratteggio verde: ipotetico limite occidentale di albistriata

        La Sterpazzolina è principalmente legata, durante il periodo riproduttivo, ai cespuglieti xerotermici bordanti boschi termofili radi (specialmente di Roverella Quercus pubescens), ambiente di ecotono tipico delle zone collinari sub- o supra-mediterranee ed alla macchia mediterranea medio-alta anche costiera. Quest'ultimo sembra essere l'ambiente di elezione della specie.

        Sporadiche nidificazioni in aree atipiche, planiziali o sub-montane, si riferiscono probabilmente a coppie giovani ed inesperte, scalzate ai margini dell’areale, alla ricerca di zone prive di competizione.

        Nel nostro paese l’areale pricipale comprende la dorsale appenninica (a nord fino al Piemonte e Lombardia meridionali), le aree collinari del centro-sud ed una stazione isolata nel Carso Triestino; le segnalazioni si fanno progressivamente più rare lungo la fascia costiera d’ambito euro-mediterraneo e nelle zone planiziali-subalpine del nord Italia appartenenti alla fascia continentale, dove questa specie viene sostituita da altri rappresentanti del genere Sylvia meglio adattati ai diversi habitat: la Bigia grossa nelle aree boschive più fitte dei versanti pede-appenninici; la Sterpazzola nei cespuglieti mesofili della pianura Padana coltivata; la Capinera (Sylvia atricapilla), il Beccafico (Sylvia borin) e la Bigiarella (Sylvia curruca) nei boschi più umidi ed ombrosi dal piano basale a quello alto-montano; la Magnanina comune (Sylvia undata), la Magnanina sarda (Sylvia sarda) e la Sterpazzola della Sardegna (Sylvia conspicillata) lungo la gariga arida o la macchia litoranea più bassa.

        Insufficienti sono le nostre conoscenze sulla effettiva distribuzione delle tre forme sul territorio nazionale, pertanto sono auspicabili ulteriori ricerche in merito.

        Al fine di definire gli areali di nidificazione sono stati utilizzati oltre a dati personali, quelli noti in letteratura, nonché altri dati apparsi nella mailing list di EBN Italia. Per altre aree per le quali i dati sono insufficienti viene fatta una "ipotesi" di distribuzione in base alle presenze accertate delle varie forme nelle aree circostanti.

 Sterpazzolina occidentale

        Da sempre considerata la sottospecie più diffusa nel nostro paese. Recentemente si è posta particolare attenzione all'areale di nidificazione di questo taxon la cui distribuzione italiana oggi risulterebbe assai più ristretta di quanto ritenuto in passato, essendo stata contatta con certezza soltanto in Sicilia (dove occuperebbe l’intero territorio insulare), nel comprensorio delle Murgie lucano-pugliesi ed in gran parte della Campania continentale.

        Si ipotizza che la Sterpazzolina occidentale possa essere la forma predominante nel nostro Mezzogiorno, a sud di una ipotetica linea congiungente il promontorio del Gargano con il Lazio meridionale; non si conosce ancora l’identità delle popolazioni occupanti le regioni centrali (Molise, Abruzzo, Umbria, Marche), che segnerebbero il confine tra questa forma e la sua vicariante settentrionale moltonii. Dati isolati provenienti dai Monti della Tolfa (Lazio settentrionale) farebbero pensare che la forma localmente nidificante possa essere cantillans, mentre la Sterpazzolina di Moltoni verrebbe osservata con certezza solo durante la migrazione primaverile.

        Dal punto di vista bio-geografico, e tenuto conto della distribuzione complessiva del gruppo, il Nord Africa sembrerebbe essere il più probabile luogo d’origine per le popolazioni italiane di questa allospecie; se ciò fosse vero, queste ultime apparterrebbero di conseguenza alla variante meridionale inornata, di scarso valore tassonomico, come quelle maghrebine. Anche alcune sporadiche nidificazioni nelle Alpi occidentali (Val d’Aosta) sembrerebbero riferirsi a questa allospecie, ma, è più probabile che gli esemplari coinvolti appartengano alle popolazioni francesi, quindi alla variante settentrionale cantillans.

 Sterpazzolina di Moltoni

        Descritta nel 1939 come endemica di Sardegna, Corsica ed Arcipelago Toscano (Orlando, 1939), ed in seguito considerata come sottospecie priva di validità tassonomica (per via della grande somiglianza morfologica con cantillans), questa forma è stata rivalutata negli ultimi decenni del secolo scorso, periodo in cui ne è stata definitivamente accertata la nidificazione non solo nel succitato areale, ma anche nelle isole Baleari e nell’Appennino settentrionale (Cova, 1976).

        Attualmente, oltre che per la Sardegna e le isole toscane, la presenza di questa forma è stata accertata in gran parte dell’Italia centro-settentrionale e lungo la dorsale appenninica, a sud-est fino ad Emilia Romagna e Toscana. Questa forma occupa anche le regioni centrali confinanti con l’Appennino tosco-emiliano, quali le Marche e l’Umbria, mentre sembrerebbe assente dalla maggior parte del Lazio settentrionale.

        Non si conosce niente delle possibili interazioni esistenti tra le forme moltonii e cantillans nei punti d’incontro tra i rispettivi areali di nidificazione. In teoria, potrebbero comportarsi o come vere e proprie specie allopatriche (con distribuzioni che non si sovrappongono) o come specie parapatriche. Nel primo caso si avrebbe una netta divisione tra gli areali, mentre nel caso della parapatria i due areali potrebbero intersecarsi, anche solo limitatamente al punto d’incontro, evento favorito dalla locale differenziazione delle preferenze ecologiche (come il Picchio dorsobianco leucotos ed il Picchio dalmatino lilfordi che nel punto d’incontro dei loro areali, in Slovenia, vivono senza mai incontrarsi sugli stessi monti, ma in habitat e ad altitudini differenti).

 Sterpazzolina orientale

        Poche coppie nidificano regolarmente nel Friuli Venezia Giulia sud-orientale, nell’area del Carso Triestino e, forse, nel Goriziano. La maggior parte degli esemplari svernanti nell’Africa centrale ritorna alle aree di nidificazione balcaniche migrando sulla porzione centrale del Mar Mediterraneo e visitando, forse più frequentemente di quanto si pensi, la Sicilia orientale e l’Italia meridionale (specialmente in Puglia).

        In queste regioni, di fatto, si registra la presenza più o meno regolare di individui territoriali mostranti le caratteristiche di questa forma, che potrebbero approfittare di aree poco frequentate dalle altre forme per insediarsi e nidificare.


 IDENTIFICAZIONE DEI MASCHI
 Parti inferiori

        I maschi adulti delle tre fome differiscono principalmente nella colorazione e nel disegno delle parti inferiori, risultando sempre ben riconoscibili in base a questo carattere.


Sylvia cantillans moltonii.
Momperone (AL), 29/05/2004. Foto di Antonello Turri.
Tipico maschio delle forme occidentali moltonii/cantillans, con un’evidente colorazione rossiccia uniformemente distribuita sulle parti inferiori (anche sui fianchi). Il mustacchio bianco è sottile e relativamente corto.


Sylvia cantillans albistriata.
Ventotene, maggio 2004. Foto di Raffaele Gemmato.
Il maschio di questa forma è molto contrastato, col petto rosso mattone lievemente sfumato di color vinaccia; il ventre ed i fianchi sono grigiastri e molto chiari; la testa è grigia chiara con un’evidente mascherina nera di fronte all’occhio; il mustacchio bianco è spesso e molto lungo. Strutturalmente, inoltre, il becco appare piuttosto lungo e arcuato.

        La Sterpazzolina occidentale ha il petto, la parte alta del ventre ed i fianchi colorati di castano rossiccio vivo, con una sfumatura aranciata decisamente più brillante su petto e gola; i fianchi sbiadiscono verso il biancastro del sottocoda e della parte bassa del ventre. Le popolazioni nord-africane e, probabilmente, quelle dell’Italia meridionale (inornata), hanno parti inferiori tendenzialmente più pallide, più aranciate o giallo-aranciato, e meno rossastre, anche al centro del petto (non è ancora chiaro se tale diversità di colorazione esista per via di una reale differenza nella quantità di pigmento o se sia dovuta solo alla maggior abrasione causata dal sole particolarmente intenso nel Mediterraneo meridionale). Il mustacchio bianco che divide le guance grigie dalla gola rossiccia è solitamente ben demarcato, più sottile vicino al becco e via via più spesso, fino a raggiungere la massima larghezza sotto all’occhio; inoltre, è di lunghezza piuttosto variabile, ma generalmente abbastanza corto, terminando di solito a livello del margine posteriore dell’occhio.

        La Sterpazzolina di Moltoni condivide con cantillans il disegno delle parti inferiori (uniforme dalla gola ai fianchi, con una sfumatura più vivace sul petto e col bianco limitato al ventre ed al sottocoda), differendone però nella gradazione del colore; questa è, infatti, assai più tenue e paragonabile ad uno smorto color cipria, con una tinta rosa salmone più brillante al centro del petto e senza evidenti sfumature rossicce o arancione vivo. Il mustacchio bianco è simile per estensione e forma a quello di cantillans, anche se in molti maschi adulti parrebbe tendenzialmente meno marcato che nella forma occidentale.

        Infine, la Sterpazzolina orientale possiede il disegno più originale e caratteristico tra le tre forme, con gola e petto rosso-mattone scuro sfumato di color vinaccia, fianchi molto più chiari e contrastanti (da grigio-rosati a grigio-biancastri) e una grande quantità di bianco su tutto il basso petto, il ventre ed il sottocoda. In autunno, dopo la muta post-riproduttiva, la tinta scura del petto risulta affievolita dalla presenza dei bordini chiari delle piume, simili a tante piccole mezzelune biancastre; l’effetto generale è più sbiadito che in primavera o in estate, ma guardando bene è possibile distinguere il colore di fondo bruno-rossiccio violaceo piuttosto scuro. Il mustacchio bianco è tipicamente più esteso rispetto alle altre allospecie, uniformemente spesso lungo tutto il margine inferiore delle copritrici auricolari, terminante, quindi, ben oltre il margine posteriore dell’occhio.

        Per quanto riguarda i maschi immaturi della 1°estate, le cose si complicano. Gli immaturi di cantillans, per esempio, possiedono fianchi più chiari, biancastri o rosati, e perciò contrastanti con petto e gola, anch’essi più pallidi e meno estesamente colorati che nell’adulto; nel complesso, questi individui risultano pressochè indistinguibili dagli immaturi della forma moltonii per via della colorazione generale pallida e smorta, ma possono anche ricordare gli immaturi della forma albistriata nel contrasto tra gola/petto e fianchi, anche se questi ultimi possiedono spesso stria malare più estesa e petto più scuro (bruno-rossiccio sfumato di color vinaccia) decisamente lunettato di bianco, per via dei bordini chiari presenti nelle piume appena mutate.

        Gli immaturi si riconoscono dagli adulti anche per il colore dell’iride brunastro-scuro (e non rosso-aranciato vivo) e per le penne delle ali (remiganti) giovanili, brunastre e fortemente abrase.

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Tavola I

 Parti superiori

        Mentre la maggior parte dei testi parla solamente di differenze minime nella colorazione delle parti superiori, alcuni particolari sembrerebbero essere, al contrario, molto utili per l’identificazione della forma orientale albistriata.

        Le parti superiori dei maschi adulti di Sterpazzolina occidentale e Sterpazzolina di Moltoni sono uniformemente grigie dalla testa al groppone (comprese le copritrici maggiori delle ali), di un colore simile o leggermente più scuro di quello di una Bigiarella e delicatamente sfumato di bruno-olivastro negli esemplari mutati da poco; spesso, guance e collo risultano di un grigio leggermente più pallido e slavato mentre, al contrario, le redini (ossia le aree tra gli occhi e la base del becco) si presentano a volte un poco più scure del resto della testa. Le penne ‘remiganti’ delle ali e quelle ‘timoniere’ della coda sono grigio nerastre con sottili bordi più chiari, biancastri negli esemplari appena mutati oppure sfumati di grigio-brunastro durante l’estate; le copritrici terziarie ricalcano la colorazione delle remiganti, essendo ampiamente nerastre con bordini chiari generalmente poco evidenti, anche negli esemplari con piumaggio ‘fresco’. In generale, gli adulti di queste forme appaiono uniformemente grigiastri e ben poco contrastati nella colorazione delle parti superiori.

        Gli immaturi del primo anno assomigliano ai maschi adulti nella colorazione delle parti superiori, anche se a volte si nota una più consistente sfumatura bruno-olivastra, specialmente su nuca, dorso e groppone. Negli immaturi di cantillans, inoltre, le penne delle ali non mutano durante il primo inverno e le vecchie remiganti giovanili che perdurano appaiono marroncine, opache e fortemente abrase; grazie alla colorazione delle ali, quindi, è possibile conoscere l’età della maggior parte degli esemplari maschi osservati da vicino o fotografati. Questa regola non vale però per la moltonii in quanto la muta di questa forma è assai più irregolare e ancora mal conosciuta: alcuni immaturi possono avere muta completa già durante il primo anno e molti adulti hanno invece muta parziale ed incompleta, sovrapponendosi e rendendo così l’identificazione dell’età incerta.

        Le parti superiori della Sterpazzolina orientale differiscono abbastanza nettamente da quelle delle altre forme. La nuca, il mantello ed il groppone sono di un grigio più chiaro e puro, argenteo o azzurrastro, senza evidenti sfumature olivastre; le redini appaiono ben più scure del resto della testa, formando spesso una mascherina nerastra di fronte all’occhio (attenzione agli esemplari con piumaggio molto fresco nei quali i bordini grigiastri delle piume possono temporaneamente schiarire quest’area); infine, le remiganti, le copritrici terziarie e le timoniere sono nettamente più scure, nerastre, e con bordini chiari più spessi e meglio definiti, specialmente in autunno-inverno, negli esemplari con piumaggio appena mutato. In generale, quindi, l’aspetto è più contrastato che nelle altre forme, con un corpo chiaro e brillante abbinato ad estremità (‘faccia’, ali e coda) decisamente scure e provviste di bordini bianchi netti.

        Anche gli immaturi di albistriata, come quelli di cantillans, possono essere distinti dagli adulti per via delle remiganti giovanili marroncine, opache e fortemente abrase, che non vengono solitamente mutate durante il primo inverno.

 Struttura

        Rispetto alle forme occidentali cantillans e moltonii, praticamente identiche dal punto di vista strutturale e biometrico, l’orientale albistriata differisce per la maggiore lunghezza delle ali (circa 60-64 mm., a differenza dei 57-61 mm. delle altre), la maggiore ‘proiezione’ delle primarie (sempre più della metà della lunghezza delle tre terziarie messe assieme; variabile, ma generalmente più corta nelle altre), la forma più appuntita dell’ala (la 6° primaria, contata dall’esterno, è nettamente più corta della 4° e 5°, mentre nelle altre forme 4°, 5° e 6° terminano più o meno a pari), la maggiore distanza tra le punte della 1° e della 2° primaria (pressochè sempre maggiore di 32 mm., mentre supera solo occasionalmente i 34 mm. nelle altre forme), ala proporzionalmente più lunga rispetto alla coda (quest’ultima misura solitamente meno del 90% dell’ala, mediamente 54,1 mm. contro 62,1 mm.; viceversa, nelle altre forme, la coda misura quasi sempre più del 90% dell’ala, in media 54,3 mm. contro 59,0 mm.) e becco proporzionalmente più lungo (attorno ai 14,0 mm., contro i 12,9 mm., o meno, nelle altre forme) ed arcuato (la differenza nella forma è più o meno simile a quella esistente tra i becchi delle allospecie di Magnanina sarda, Sylvia [sarda] balearica e S. [sarda] sarda: il becco di albistriata, come quello di balearica, è lungo, col bordo della mandibola arcuato verso il basso per tutta la lunghezza, il bordo della mandibola inferiore più o meno dritto o addirittura leggermente concavo e tanto giallo-ocra alla base della mandibola inferiore e lungo il taglio di quella superiore; il becco di cantillans e moltonii, come quello di sarda, appare invece più corto e tozzo, coi bordi di entrambe le mandibole convessi, e meno giallo-ocra alla base delle mandibole).

 Voce

        Il modo più semplice ed efficace per riconoscere le allospecie di Sterpazzolina è tramite le vocalizzazioni. I tre taxa, infatti, differiscono incredibilmente nei richiami prodotti per testimoniare inquietudine o per rafforzare la coesione di gruppo (i cosiddetti versi "d’allarme" e "di contatto") e, in misura inferiore, nel canto dei maschi. Sfortunatamente, pur essendo uccelletti piuttosto vociferi, non è sempre garantito sentirle cantare o intonare richiami, specialmente per quanto riguarda gli esemplari in migrazione o dispersione estiva post-riproduttiva, e visto che in alcuni casi le vocalizzazioni costituiscono il principale carattere identificativo, bisogna rendersi conto che non sempre è possibile l’identificazione specifica.

        La Sterpazzolina occidentale emette un segnale, sia d’allarme che di contatto, piuttosto breve, rotondo e senza ovvie componenti vibrate, che suona più o meno come un "tec" o "cec" simile a quello della Bigiarella o della Capinera, ma riconoscibile da questi, con un po’ d’esperienza, per il fatto d’essere meno secco e meno metallico. Il verso viene raramente emesso singolarmente più spesso assemblato a formare serie accellerate de tipo "tec---tec--tec-tec-tec…"

        Il canto del maschio viene descritto come vivace e limpido, formato da frasi piuttosto lunghe (durata media 3,5 sec.) inframezzate da pause altrettanto durature (sui 3 sec.). La struttura delle singole strofe è irregolare ed il tempo d’esecuzione piuttosto altalenante, dando l’impressione d’essere un poco più sostenuto e musicale del canto della Sterpazzola. Inoltre, non contiene solitamente suoni aspri e grattati (frequenti, viceversa, nel canto dell’Occhiocotto o, anche se in minor misura, in quello del Canapino, Hippolais polyglotta), mentre ricorrono elementi secchi e brevi del tipo "tec", reminiscenti del richiamo d’allarme e di contatto tipico di questa forma.

Sylvia cantillans cantillans

registrazione di Teus Luijendijk
Den Haag (Olanda), maggio 2004
Sylvia cantillans moltoni

registrazione di Dominique Verbelen
Heist (Belgio), maggio 2001
        Il richiamo della Sterpazzolina di Moltoni suona in modo incredibilmente diverso da quello di cantillans, essendo un verso decisamente lungo del tipo "trrrrrrr", generalmente composto da 7-8 elementi vibrati. Somiglia al verso della Sterpazzola di Sardegna (Sylvia conspicillata) ma è più corto (7-8 contro 15-20 note), mentre differisce da quello dello Scricciolo (Troglodytes troglodytes) nell’essere leggermente più lungo e secco, ma anche meno sporco e meno stentoreo.

        Il canto del maschio è paragonabile a quello di cantillans, specialmente per la struttura irregolare delle frasi, ma si distingue da questo per essere decisamente più accelerato ed aspro (per via dei "trrrrrrr", che ricordano il verso d’allarme, comunemente inframezzati al canto), e per le strofe leggermente più corte e terminanti più bruscamente. In generale il canto ricorda più quello del Canapino (Hippolais polyglotta) che quello di cantillans; le singole strofe, veloci e farfugliate, possono anche essere assimilate al canto, simile ad una cascata di note, del Verzellino (Serinus serinus) che, però, è assai più prolungato e privo delle lunghe pause tipiche delle Sterpazzoline.

        Il richiamo della Sterpazzolina orientale suona come un secco e vibrato "tret", "trec" o "cirup", marcatamente disillabico e composto da 2 "tec" o "cec" simili a quelli di cantillans ma pronunciati tanto rapidamente da amalgamarsi.

        Il canto del maschio appare leggermente più spedito rispetto a quello di cantillans, con strofe più corte e terminanti bruscamente, nonché assai più aspro per la presenza di numerosi suoni assimilabili al verso d’allarme "tret", quindi paragonabile a quello di un Canapino (Hippolais polyglotta) ma più spezzettato, con frasi più corte; inoltre, sembrerebbe differire dal canto della moltonii (al quale, in linea di massima, assomiglia moltissimo) soprattutto per la mancanza dei lunghi suoni vibrati "trrrrrr" tipici di questa forma, anche se le differenze risultano ancora poco studiate e mal conosciute.


 IDENTIFICAZIONI DELLE FEMMINE E DEI GIOVANI


Sterpazzolina (sinistra) e Sterpazzola della Sardegna.
Ventotene, primavera 2003. Foto di Stefano Laurenti.
La Sterpazzolina possiede il tipico habitus delle femmine appartenenti alle forme occidentali (cantillans e moltonii, tra loro morfologicamente indistinguibili): parti superiori grigiastre con evidente sfumatura bruno-olivastra, guance e sopracciglio grigi e contrastanti, bordini delle ali ocra-giallastri e non bianchi, bordo chiaro delle timoniere sottile e poco evidente, netta sfumatura di color ocra-brunastro caldo e vivido sui fianchi che risale fino al mento, lasciando isolato un accenno di mustacchio bianco. Per la distinzione dalla femmina di Sterpazzola della Sardegna, si veda il testo.


Sylvia cantillans moltonii.
Momperone (AL), 2/06/2004. Foto di Antonello Turri.
Questo giovane esibisce le penne delle ali e della coda corte ed ancora in crescita, caratteristica tipica degli esemplari appena usciti dal nido, dopo la primissima muta del piumaggio. La colorazione del corpo è quella tipica di femmine e giovani delle razze occidentali (moltonii e cantillans).

        Femmine e giovani dell’anno possiedono un piumaggio più smorto ed omogeneo di quello dei maschi adulti o immaturi. In tutte le forme geografiche, infatti, essi appaiono più o meno uniformemente brunastri dalla fronte al groppone, comprese le copritrici delle ali e le penne della coda; le penne delle ali sono grigio-brunastre scure con sottili bordini giallastri (più vividi e di color castano rossiccio negli esemplari con piumaggio appena mutato), mentre le parti inferiori sono chiare, biancastre su sottocoda, ventre, centro del petto e gola, ma con una sfumatura color ocra su fianchi e lati del petto, che risale fino alla base del becco, isolando così un’evidente stria malare biancastra che ricorda il mustacchio dei maschi.

        Le uniche differenze evidenti relative all’età sono la colorazione della testa (nelle femmine adulte le guance ed il sopracciglio sono di un grigio puro piuttosto chiaro, contrastanti col resto delle parti superiori, mentre giovani e 1°inverno hanno la testa uniformemente brunastra), la sfumatura ai lati del petto (spesso le femmine adulte possiedono una sfumatura aranciata che ricalca, in linea generale, il disegno dei maschi; questo carattere, assente nei giovani dell’anno, si intensifica con l’età, risultando quindi più frequente e ben marcato nelle femmine anziane), la colorazione dell’iride (bruno-olivastro scuro nei giovani e negli esemplari al 1°inverno, da bruno-giallastro chiaro a ocra-rossastro vivo nelle femmine adulte) ed il colore dell’anello oculare (nei giovani e negli immaturi al 1°inverno è biancastro o, al più, bianco-sporco, mentre nelle femmine adulte varia da ocra-aranciato a rossastro, intermedio tra il colore dei giovani e quello scarlatto vivo dei maschi adulti).

        Le femmine ed i giovani della Sterpazzolina occidentale e Sterpazzolina di Moltoni sono assolutamente indistinguibili su base morfologica; le uniche differenze apprezzabili sul campo sarebbero, quindi, quelle relative ai richiami d’allarme o di contatto.

        Le femmine ed i giovani di Sterpazzolina orientale, invece, risulterebbero distinguibili, oltre che in base alla voce, in base alla combinazione di struttura e biometria e colorazione (parti superiori di un grigio più puro e slavato, specialmente su nuca e groppone; parti inferiori più estesamente biancastre, eccezion fatta per una pallida sfumatura grigio-brunastra su fianchi e lati del petto, senza evidenti tonalità calde; bordini di terziarie, remiganti e timoniere esterne biancastri e piuttosto spessi). In ogni caso, trattandosi di caratteri poco marcati e visibili solo a distanza molto ravvicinata, si consiglia di riconoscere a questo livello solo le femmine o i giovani fotografati in maniera ottimale o catturati ed esaminati direttamente in mano.



Sylvia cantillans albistriata.
Dungeness (Kent), 1/05/2004. Foto di Andrew Lawson.
Da quest'angolazione, si possono notare le parti inferiori molto chiare, quasi completamente bianche, con una ristretta sfumatura bruno-grigiastra sui fianchi; anche la gola è uniformemente candida, senza l'impressione di mustacchio bianco visibile nelle femmine delle altre forme. Infine, si noti il becco marcatamente lungo e ricurvo.


Sylvia cantillans albistriata.
Dungeness (Kent), 1/05/2004.
Foto di Andrew Lawson.
Questa femmina è stata attribuita con sicurezza alla forma orientale albistriata per via dell'analisi strutturale e biometrica (le ali lunghe sono visibili anche in foto). Da notare il colore grigio chiaro e puro di testa e dorso (senza evidenti sfumature bruno-olivacee), i bordi chiari spessi e netti di terziarie, remiganti e timoniere; inoltre le penne delle ali sono marroncine, sbiadite ed abrase, tipiche degli immaturi alla prima estate.


 Altri silvidi

        Se i maschi adulti risultano praticamente inconfondibili sul campo, al contrario le femmine adulte, gli immaturi al 1° inverno ed i giovani dell'anno sono molto simili ad altre specie di silvidi presentando non poche difficoltà di identificazione.

        Occhiocotto (Sylvia melanocephala): la femmina ed i giovani di questa specie hanno le parti superiori più scure e contrastate, con testa chiaramente grigio-fosco ed il dorso fortemente pigmentato di bruno-olivaceo; inoltre la coda è più scura, nerastra, superiormente, con ampi bordi bianchi ben visibili. Le parti inferiori sono caratterizzate dai fianchi più vividi, di un caldo bruno-ocraceo, e dalla gola candida particolarmente evidente, mentre nelle Sterpazzoline la gola è più o meno sfumata di ocra col bianco relegato alla sola stria malare. La coda è proporzionalmente lunga, mentre le ali sono corte (al contrario nelle Sterpazzoline); l’anello oculare è spesso e chiaramente arancione-rossiccio (più sottile e smorto nelle femmine di Sterpazzolina, addirittura biancastro o grigiastro nei giovani), mentre la base del becco è grigia, e non giallo-rosata.

        Sterpazzola della Sardegna (Sylvia conspicillata): ha coda proporzionalmente più lunga ed ali più corte; corpo più snello abbinato a testa più grossa, con fronte alta e spiovente; "specchio" alare vivacemente colorato, per via delle copritrici uniformemente castano rossicce anche al centro (al contrario, le femmine di Sterpazzolina hanno le copritrici delle ali grigio-scure con solo i bordini esterni color ocra-giallastro, generalmente sottili anche sulle terziarie, e non formanti un’area uniformemente castana sulle ali richiuse); anello oculare smorto e poco evidente (più marcato superiormente), da biancastro a ocra-brunastro, mai rossiccio come nelle femmine di Sterpazzolina, né bianco-aranciato e contrastante come in alcuni giovani della stessa specie.

        Magnanina comune (Sylvia undata) e Magnanina sarda (Sylvia sarda): i giovani di queste specie appaiono di un marrone-brunastro più vivo e scuro, meno ocra, sia sopra che sotto; essi possiedono, inoltre, un anello oculare rossastro spesso e vivido (come nell’Occhiocotto), zampe giallo-aranciate (di un rosa-brunastro più smorto nelle Sterpazzoline femmine e giovani), disegno delle terziarie più netto (nerastre al centro, con bordino bianco ben definito) e struttura marcatamente diversa (coda molto lunga abbinata ad una proiezione delle primarie molto corta; becco assai più lungo e sottile).

        Bigia di Rüppel (Sylvia rueppelli): piuttosto simile strutturalmente, ma con becco più lungo ed incurvato (simile a quello della Sterpazzolina orientale, albistriata). Inoltre, le terziarie sono più scure, nerastre, con bordo biancastro più netto; le parti superiori sono di un grigio più chiaro e puro di quello delle forme occidentali di Sterpazzolina (cantillans e moltonii), anche se piuttosto simile a quello di albistriata; i fianchi sono sempre grigiastri e mancano di tonalità ocra o brunastre; infine, le copritrici maggiori e mediane delle ali possiedono spessi bordini bianchi, formanti due nette barre alari chiare e fortemente contrastanti col resto del piumaggio (non a torto, questa è considerata la più importante caratteristica distintiva di questa specie).



Bibliografia, testi consultati e consigliati per approfondimenti

  • Beaman M. & Madge S., 1998. The Handbook of Bird Identification. Helm: p. 868.
  • Cova C., 1969. Atlante degli uccelli italiani. Hoepli: p. 428.
  • Cova C., 1976. Note sulla Sterpazzolina, Sylvia cantillans (Pallas). Uccelli d'Italia, 3-4.
  • Cramp S. (ed.), 1992. The Birds of the Western Palearctic. Vol. 6. Oxford University Press.
  • Festari I., Janni O. & Rubolini D., 2002. Moltoni’s Warbler breeding in mainland Italy. Dutch Birding vol. 24, n° 2.
  • Harris A., Tucker L. & Vinicombe K., 1989. The Macmillan Field Guide to Bird Identification. Macmillan, London.
  • Orlando C., 1939. Sylvia cantillans, Pallas (1764). Riv. ital. Orn. 9: 148.
  • Shirihai H., Gargallo G. & Helbig A.J., 2001. Sylvia Warblers. Identification, taxonomy and phylogeny of the genus Sylvia. Helm.
  • Svensson L., 1992. Identification Guide to European Passerines. 4th Edition. Stockholm.
  • Vaurie C., 1959. The Birds of the Palearctic Fauna - Passeriformes. London: p. 762.

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    2004, Quaderni di birdwatching

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