Quaderni di birdwatching anno IX - volume 17 - aprile 2007

Note dal campo
Titolo
di Fabrizio Giudici

Short story of Beppe
The city of Genoa (Italy) hosts a large population of Yellow-legged Gull, and a few pairs also breed. The author had the opportunity to witness the rearing of a young gull. He first saw Beppe (that's how he called the bird), still unable to fly, on a nearby roof, being fed by its parents; and he could follow it till the very poignant day when, in late July, Beppe finally took the sky.


        E' APPENA INIZIATO LUGLIO e si è capito che sarà di nuovo un'estate molto calda. Sto cercando di passare quanto più tempo a Genova, portandomi un po' di lavoro a casa perché, anche se di fatto la colonnina di mercurio non segna grandi differenze, l'aria è un po' più respirabile di quella di Milano.

        Sono le ultime settimane di lavoro prima della pausa estiva e non ho proprio tempo di fare altro, neanche nei weekend. D'altronde con questo caldo passa ogni voglia di prendere la macchina fotografica ed andare a fare birdwatching.

        Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna, dice il proverbio. E stamattina sento una gran gazzarra di gabbiani provenire da fuori. Non è una cosa insolita, visto che i gabbiani reali scorazzano su tutta la città, ma c'è qualcosa di nuovo. Tirata su la persiana, vedo la causa di tutto questo scompiglio sul tetto della casa di fronte.


        C'è un pulcino di Gabbiano reale (più che pulcino dovrei dire "pulcione" visto che ha le dimensioni di un adulto), chiaramente identificabile dal piumaggio giovanile, che continua a pigolare disperatamente (si dirà "pigolare" anche per i piccoli gabbiani?). Esibisce anche un chiaro atteggiamento di sottomissione, con il collo piegato e la testa più in basso rispetto al dorso. Il motivo è chiaro: i genitori sono a pochi metri da lui e sta implorando un po' di cibo. Be', un colpo di fortuna: birdwatching dal balcone di casa, in pieno centro!

        Come c'è arrivato? Sicuramente non era lì nei giorni scorsi perché l'avrei notato. L'unica spiegazione è che il piccolo sia arrivato qui volando, magari dal tetto dell'ospedale San Martino dove è noto che alcune coppie di gabbiani reali nidificano ogni anno. Infatti dopo poche ore noto che Beppe (ah, l'ho chiamato così perché deve ancora dimostrare di meritarsi qualcosa di più impegnativo, che so, un Jonathan) è perfettamente in grado di spostarsi da un tetto all'altro. Intuisco che i genitori, lesinandogli il cibo, lo stanno stimolando a vincere la pigrizia ed alzarsi in volo.

        La mattina del giorno successivo, infatti, riesco finalmente a beccare (perdonate il gioco di parole) Beppe durante uno dei suoi esercizi. In realtà pare cavarsela piuttosto bene, sa anche prendere le termiche che si formano a causa di tutto questo caldo nei canaloni tra i palazzi; però si vede che non ha il coraggio di allontanarsi troppo - probabilmente è arrivato qua dal San Martino a piccole tappe, tetto per tetto.


        I genitori non lo abbandonano mai. Non è che stiano tutta la giornata vicino a lui (anche perché è un vero tormento, in loro presenza non fa altro che chiedere cibo!), ma guardandomi intorno li scopro sempre al massimo ad un paio di palazzi di distanza, su un comignolo o su un'antenna, comunque ben attenti a monitorare la situazione. Infatti tra i gabbiani reali il cannibalismo non è infrequente e un giovane potrebbe cadere vittima di qualche estraneo di passaggio. Conseguentemente, mamma e papà tengono ben lontani gli intrusi che occasionalmente passano da queste parti. Provo veramente ammirazione per loro: mostrano una dedizione parentale notevole, una pazienza senza limiti.

        Nei giorni successivi, verificare la presenza di Beppe sul tetto di fronte diventa la prima cosa che faccio al mattino. Confermando una innata tendenza degli animali ad essere dispettosi quando si sentono osservati, il giorno in cui mi viene in mente che potrei anche fare qualche fotografia faccio in tempo a scattarne giusto un paio prima che Beppe decida di cambiare definitivamente residenza e spostarsi su un tetto qualche decina di metri più lontano - sempre ben a portata di vista, ma oltre quella utile del mio teleobiettivo.

        La presenza di Beppe d'altronde è confermabile anche senza guardare sui tetti: basta ascoltare. Ogni poche ore uno dei genitori si avvicina e lui ricomincia la manfrina del cibo. Si presenta vicino all'adulto, sempre in atteggiamento di sottomissione e pigolando insistentemente. Il genitore di turno lo ignora finché può, allontanandosi camminando, qualche volta raggiungendo un comignolo con un colpo d'ali. Forse ogni tanto la coppia perde la pazienza e i due rispondono alle insistenze del piccolo con il tipico "grido a squarciagola" dei gabbiani, con il collo dritto e la testa rivolta verso il cielo (dopo aver preso slancio con una specie di inchino). Chissà, forse in gabbianese vuol dire "Non ti pare di avere rotto abbastanza per oggi?". Ormai i tre fanno parte del vicinato a buon titolo: sono qui già da una decina di giorni (e purtroppo ne fanno parte anche i bombardamenti quotidiani sulle auto - anche la mia ne fa le spese e il guano di gabbiano, specialmente con questo caldo, va lavato via subito o son dolori!).



        Oggi è il 24 luglio, primo pomeriggio. Faccio una breve pausa staccandomi dal computer e cercando di prendere un po' d'aria sul balcone. Beppe è lì davanti, come al solito. Dopo qualche minuto lo vedo spiccare il volo. Sarà uno dei soliti voli di addestramento. Ma dopo qualche battito d'ala ho l'impressione che ci sia qualcosa di nuovo. Non so, forse è solo il mio stato d'animo, ma mi sembra che sia più sicuro di sè. Tant'è che questa volta si allontana più del solito. Poi ha come un'esitazione, pare tornare indietro, ma eccolo prendere una termica e alzarsi in spirale. E ora si allontana di nuovo, con maggior decisione. Lo seguo con lo sguardo: sarà a trecento, cinquecento metri di distanza. Vola in direzione del mare e capisco che l'istinto lo sta guidando misteriosamente.

        Ecco, credo che ora Beppe sia arrivato sul mare, all'altezza di Corso Marconi. Penso proprio che sia la prima volta che lo vede. Chissà se i gabbiani si emozionano in questo momento. Io sicuramente mi sto emozionando per lui - il Padreterno oggi ha voluto donarmi questo piccolo grande momento. Beppe si allontana ancora; è poco più di un puntino ormai e si dirige in direzione del porto. Lo seguo per qualche minuto con lo sguardo, senza troppe difficoltà perché - stranamente - in questo momento è l'unico volatile di una certa dimensione in quella parte di cielo. E' ormai molto lontano; anche se spero che faccia ritorno ancora una volta sul tetto della casa di fronte, ormai ho capito che questo è il suo vero primo volo e non tornerà più. E' arrivato per lui il momento di prendere la vita nelle proprie ali ed ora cavalcherà i venti e le termiche come un Gabbiano reale che si rispetti. E, come sempre accade quando si saluta chi si mette in viaggio verso il proprio destino, sapendo che non lo si incontrerà più, provo un misto di gioia e di tristezza.


One of these mornings
You're goin' to rise up singing
Then you'll spread your wings
And you'll take the sky
But till that morning
There's a nothin' can harm you
With daddy and mammy standin' by


        Summertime, Ira Gershwin

Una di queste mattine
Ti alzerai cantando
Poi aprirai le ali
E prenderai il volo
Ma fino a quella mattina
Non c'è niente che può farti male
Con papà e mamma che ti stanno vicino


        Summertime, Ira Gershwin


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2007, Quaderni di birdwatching

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