Quaderni di birdwatching anno IX - volume 17 - aprile 2007

Articolo originale
Titolo
di Andrea Ciaccio & Luciano Ruggieri

Analysis of the declining Egyptian Vulture Neophron percnopterus population in Sicily
Until the second half of the 20th century, the Egyptian Vulture distribution in Sicily encompassed the main mountain range of the island, with an estimated population of about 100 pairs. Afterwards, the breeding population has severely declined and at present, the species regularly breeds in Western Sicily only (Palermo and Agrigento provinces). In our study area of 720 km2 wide, between 1982 and 2001 the remaining breeding sites were annually monitored, and the factors possibly determining breeding failure were extensively examined. The breeding population in the year 2000 (11 pairs) was 1/5 of the one estimated in 1972 (50-53 pairs). During this period there was a loss of breeding sites and a tendency to occupy inland sites. The Nearest Neighbour Distance changed from 5,1 km ( 3,2 n=17) in 1982 to 10,08 km ( 6,57 n=8; p<0.05) in 2000. The loss of breeding sites was faster between 1972 and 1982 (2.5 sites/year) but it slowed down during the following decade, and ceased completely between 1990-2000. We investigated the land use changes over the period 1962-2000 by analysing the ISTAT agricultural census data and we found that the decline is significantly correlated with: (1) loss of sowing land (p<0.01); (2) loss of both grazing and farming land (p<0.05); (3) number of cattle breeding farms (p<0.05); (4) number of horse stocks (p<0.05).


        IL CAPOVACCAIO Neophron percnopterus è un avvoltoio ad ampia distribuzione nel Vecchio Mondo, con popolazioni che hanno subito una considerevole contrazione nel corso dell'ultimo secolo (CRAMP & SIMMONS, 1980), tuttora in atto in ampie zone del suo originario areale (BIRDLIFE INTERNATIONAL, 2000). La specie è stata definita in Europa "a stato di conservazione sfavorevole" (DONAZAR in HAGEMEIJER & BLAIR, 1997).


Capovaccaio adulto in volo, Sciacca (AG), giugno 1994
foto di A. Ciaccio

        In Italia, il declino della specie si è evidenziato fin dagli anni '30 con l'estinzione delle popolazioni appenniniche più settentrionali, ed ha avuto una notevole accelerazione tra gli anni '70 e '80 (LIBERATORI & PENTERIANI, 2001), quando la popolazione riproduttiva si è drasticamente ridotta di circa i 2/3 sino alle attuali 15-20 coppie (BRICHETTI & FRACASSO, 2003).

        In Sicilia, il calo demografico della specie è stato altrettanto veloce. Il Capovaccaio è scomparso da gran parte dell'isola e la sua distribuzione è oggi limitata alla sola Sicilia occidentale, principalmente alle province di Palermo ed Agrigento (DI VITTORIO et al., 2000).

        Attualmente, il Capovaccaio è l'unico avvoltoio ancora nidificante in Sicilia. Infatti, il Gipeto Gypaetus barbatus si è estinto all'inizio del secolo, il Grifone Gyps fulvus nel 1965 con la distruzione dell'ultima colonia di Alcara li Fusi (ora reintrodotto). Invece, l'Avvoltoio monaco Aegypius monachus è stato escluso dall'avifauna dell'isola da IAPICHINO & MASSA (1989) per la mancanza di dati certi.

        In questo lavoro, viene analizzata la dinamica del declino del Capovaccaio in Sicilia, in particolar modo nelle province di Palermo e Agrigento, correlandola con le profonde trasformazioni ambientali registrate dai censimenti dell'Istituto Centrale di Statistica (ISTAT) tra il 1962 e l'anno 2000.


 Materiali e metodi

        Specifiche ricerche sono state condotte regolarmente da uno di noi (AC), fin dai primi anni '80 nel comprensorio montuoso dei Sicani, tra le province di Palermo e Agrigento. In questa area campione di 720 Km2 tra il 1982 e il 2001 è stato attuato un monitoraggio annuale dei siti riproduttivi di Capovaccaio e sono stati registrati nel tempo, i fattori che ne hanno determinato l'abbandono. Durante la stagione riproduttiva (marzo-agosto) sono state effettuate uscite sul campo per accertare la presenza delle coppie e acquisire dati sul comportamento nei pressi del sito di riproduzione, quale il trasporto di materiale o di alimento al nido, e infine sull'involo dei giovani. In taluni, specifici casi, la cavità nido è stata esplorata al termine della stagione riproduttiva per raccogliere prove di presenza della specie e campioni di resti alimentari.



Tipico territorio di una coppia di Capovaccai sui Monti Sicani
foto di A. Ciaccio


Sito dei Sicani occidentali abbandonato a metà degli anni '90
foto di A. Ciaccio


        Notizie sulla presenza della coppia o su eventuali minacce o persecuzioni sono state raccolte con discrezione, interrogando pastori, agricoltori o persone di provata fiducia. I dati dell'Istituto Centrale di Statistica (ISTAT) sono stati richiesti alla Biblioteca centrale di Roma dell'Istituto o sono stati consultati presso la sede regionale ISTAT di Torino. I dati si riferiscono ai censimenti nazionali dell'agricoltura per la Regione Sicilia e per le province di Agrigento e Palermo degli anni 1962, 1972, 1982, 1990 e 2000. I parametri analizzati sono stati: superficie totale agricola, superficie a seminativo, a pascolo, agrumeto, uliveto, vigneto, superficie boschiva totale, patrimonio zootecnico (bovini, ovini e caprini) e numero di aziende che allevano bestiame. I calcoli statistici sono stati eseguiti con il software Kyplot vers. 2.0 beta e il limite di significatività statistica è stato fissato a p<0.05.

FIG. 1

Distribuzione del Capovaccaio in Sicilia secondo il reticolo cartografico regionale IGM (10x10 km). Per ogni unità 10x10 il pallino indica la presenza, come nidificante, della specie. La distribuzione sul territorio siciliano degli anni '50 è presunta, in mancanza di dati bibliografici.
Egyptian Vulture distribution in Sicily set on a 10x10 km land grid. For every unity 10x10, small dots points out the presence as breeding of the species. The distribution in Sicily before year 1972 is only speculative since data are lacking.


 Risultati

FIG. 2

Distribuzione dei siti riproduttivi di Capovaccaio nelle province di Palermo ed Agrigento nel 1972 (1, sopra) e nel 2000 (2, in basso). La cartina è muta e non orientata. Nel poligono l'area campione abbraccia 720 Km2. Non sono indicate, perché fuori mappa, le coppie delle Madonie.
Distribution of Egyptian Vulture breeding sites in the Palermo and Agrigento provinces in year 1972 (1, above) and in year 2000 (2, below). The map is blank and not orientated.

        Nel corso degli ultimi quarant'anni, si è assistito ad una progressiva contrazione dell'areale riproduttivo del Capovaccaio in tutta la Sicilia (Fig. 1). Sebbene il Capovaccaio sia stato considerato storicamente "più numeroso in Sicilia che in qualunque altra regione italiana" (Martorelli 1906), veramente poco è noto della distribuzione di questa specie nell'isola nel corso del XX secolo.

        È verosimile che a metà del secolo, la specie fosse distribuita sui principali complessi montuosi dell'isola, come i Monti Iblei, Peloritani, Nebrodi, Madonie e Sicani, con densità maggiori nelle province occidentali e che occupasse molti siti rocciosi collinari dell'interno. È invece incerto se nidificasse anche in aree insulari come l'arcipelago delle Egadi o l'isola di Pantelleria (MOLTONI, 1973).

        È opinione di molti ricercatori che il declino del Capovaccaio in Sicilia sia iniziato intorno agli anni '70 (MASSA in BOLOGNA, 1976) e che abbia assunto la caratteristiche di un vero e proprio tracollo nei decenni successivi, con la scomparsa progressiva e inarrestabile dalla Sicilia orientale (Monti Iblei e Peloritani), dalle Madonie e da molte aree del Trapanese e del Nisseno. Questa contrazione dell'areale riproduttivo ha confinato la specie, già a partire dagli anni '80, alle sole province di Agrigento e Palermo (SALVO, 1994; DI VITTORIO et al., 2000).

        Anche nelle province di Palermo e Agrigento si è assistito ad un rapido declino della specie: nell'anno 2000 la popolazione di Capovaccaio in queste due province era di 11 coppie, ridotta a solo 1/5 di quella da noi valutata (50-53 coppie) per l'anno 1972 (Tab. I). Dal confronto tra la distribuzione spaziale dei siti riproduttivi tra il 1972 e l'anno 2000 (Fig. 2) emerge una netta contrazione dell'areale ed una tendenza ad occupare le aree interne (poligono campione in grassetto) dei Monti Sicani.

        La distanza minima tra siti contemporaneamente occupati (Nearest Neighbour Distance) è passata da 5,1 km ( 3,2 n=17) del 1982 a 10,08 km ( 6,57 n=8; p<0.05 t-Test di Student) del 2000. La velocità di estinzione dei siti riproduttivi per decenni, è stata massima tra il 1972 e il 1982 (2,5 siti persi in media all'anno) e rallenta nel decennio successivo, fino ad annullarsi tra il 1990 e l'anno 2000.

        I siti abbandonati sono risultati 12 (63%), di cui quattro tra il 1982 e il 1990 (33%) e otto tra il 1990 e il 2000 (66%). Per 10 dei 12 siti (83,3%) abbandonati non è stato possibile accertare una causa precisa di estinzione e solo in due casi (16,6%) si è potuta verificare una causa antropica diretta riferita ad un caso di abbattimento della coppia e ad un caso di avvelenamento (MARSILI & MASSI, 1991).

        È importante notare che nessuno dei siti in cui la coppia è scomparsa, è stato successivamente rioccupato nelle stagioni successive da nuove coppie, ma solo occasionalmente da singoli individui.

TAB. I

Declino del Capovaccaio nelle province di Palermo e Agrigento. 1) per il 1962 si tratta di una stima, considerando sul territorio i siti potenzialmente più idonei alla specie; 2) calcolata su una superficie, nelle sole province di Palermo e Agrigento, di 3200 Km2.
Egyptian Vulture decline in Palermo and Agrigento provinces. 1) in year 1962, distribution has been estimated by plotting on the map all suitable sites for the species; 2) calculated on a land surface of 3200 Km2.


 Cambiamenti dell'uso del suolo e trasformazioni ambientali

        Sono stati analizzati alcuni parametri di uso del suolo registrati dai censimenti nazionali ISTAT dell'agricoltura tra il 1962 e il 2000. Durante questo periodo, il territorio ha subito importanti trasformazioni. La superficie agricola complessiva nelle province di Palermo e Agrigento si è praticamente dimezzata, passando dai 750 mila ettari del 1962 a 400 mila del 2000 e sono stati registrati significativi cambiamenti nell'uso del territorio agricolo (Tab. II).


TAB. II

Uso del territorio agricolo nelle province di Palermo e Agrigento (dati censimenti ISTAT) e correlazione con il numero di coppie territoriali di Capovaccaio nello stesso periodo.
Land use in Palermo and Agrigento provinces (ISTAT census data) and statistical correlation with Egyptian Vulture breeding pairs in the same period.


        I dati di sei differenti parametri (superficie a seminativo, a pascolo, a vite, a bosco, a uliveto e ad agrumeto) sono stati messi a confronto valutando se esisteva una correlazione lineare con la riduzione del numero di coppie territoriali di Capovaccaio (come da Tab. I). Tre parametri (superficie agricola totale, a seminativo, a pascolo) correlano significativamente con l'andamento numerico di coppie territoriali di Capovaccaio e la superficie a seminativo risulta avere la significatività statistica più elevata (p<0.01).

        Dai censimenti ISTAT dell'agricoltura sono stati inoltre raccolti dati riferiti al patrimonio zootecnico (di bovini, caprini e ovini, di equini) e del numero di aziende con allevamento di bestiame (Tab. III). Il numero di capi di equini e il numero di aziende con bestiame correlano significativamente con l'andamento numerico di coppie territoriali di Capovaccaio (p<0.05).

TAB. III

Patrimonio zootecnico e numero di aziende con allevamento di bestiame nelle province di Palermo e Agrigento e correlazione con il numero di coppie territoriali di Capovaccaio nello stesso periodo.
Cattle census and number of cattle farms in Palermo and Agrigento provinces and statistical correlation with Egyptian Vulture breeding pairs in the same period.


Capovaccaio adulto, Monti Sicani, luglio 2006 - foto di S. Grenci


 Discussione

        Pochissimi riferimenti bibliografici, spesso incompleti, sono disponibili per poter delineare l'evoluzione del declino del Capovaccaio in Sicilia negli ultimi 50 anni. Certamente sino alla prima metà del secolo scorso la specie doveva essere ancora relativamente comune in tutta l'isola, con una popolazione nidificante stimabile intorno alle 100 coppie. Sebbene nei primi anni settanta la popolazione nidificante per tutta la Sicilia fosse stata stimata da MASSA (in BOLOGNA, 1976) in circa 25 coppie, riteniamo invece sulla base delle attuali conoscenze, che nell'anno 1972 almeno 40 dovessero essere i siti riproduttivi attivi nelle sole province di Palermo e Agrigento. In seguito, il Capovaccaio scomparirà rapidamente da tutta la Sicilia orientale, dalle Madonie, dai monti intorno a Palermo e dal trapanese, per rimanere ancora localmente comune sino ai primi anni '80 solo nelle aree interne delle province di Agrigento e Palermo quando la popolazione subirà un drammatico e per certi versi, inspiegabile, tracollo.

         Varie cause sono state prese in considerazione per spiegare il declino della specie in Italia (CORTONE & LIBERATORI, 1989; LIBERATORI & CORTONE, 1993). Il più importante fattore di fallimento della riproduzione nella popolazione italiana continentale è secondo LIBERATORI & PENTERIANI (2001), la persecuzione umana. In Sicilia, gli abbattimenti illegali dovuti ad atti di bracconaggio od a scopo collezionistico sono stati in passato un importante fattore di mortalità: ad esempio, sei individui di Capovaccaio, tre nel 1974-75 e tre individui nel 1983 sono stati rinvenuti presso tassidermisti (FALCONE, 1987). SALVO (1994) riporta l'uccisione di almeno un paio di individui adulti e di tre giovani. Inoltre abbiamo la certezza dell'abbattimento di almeno due coppie avvenuto alla fine degli anni '80 per opera di noti collezionisti di Palermo. Già BENOIT (1840) e DODERLEIN (1869-74), citano vari casi di prelievi di pulli dal nido; inoltre, tra il 1978 ed il 1994 ne vengono riportati altri quattro (SALVO, 1994), mentre un altro caso sospetto è citato da DI VITTORIO et al. (2000).

        Le conseguenze dell'uso sconsiderato di bocconi avvelenati per controllare le popolazioni di mammiferi predatori (Lupo Canis lupus, Volpe Vulpes vulpes, cani rinselvatichiti) in Sicilia hanno causato la scomparsa dell'ultima colonia nidificante di Grifone nel 1965 (Priolo 1967) e certamente hanno concorso al declino della popolazione di Capovaccaio e Nibbio reale Milvus milvus. Sebbene l'uso di esche avvelenate sia una pratica oggi di fatto illegale, SALVO (1994) cita il caso di due coppie di Capovaccaio rinvenute morte avvelenate nei pressi dei nidi; un altro caso è noto per il 1990, quando due adulti morti avvelenati e le loro uova sono stati recuperati in un nido (SEMINARA in LO VALVO et al., 1993). Per quanto riguarda la contaminazione da parte di pesticidi, le analisi effettuate sui tessuti dei due individui rinvenuti morti nel 1990 non hanno comunque evidenziato concentrazioni elevate di cloroderivati organici (MARSILI & MASSI, 1991).



Pullo quasi del tutto impiumato al nido. Monti Sicani
foto di A. Ciaccio


Nido di Capovaccaio con due pulli. Monti Sicani
foto di A. Ciaccio


Giovani al nido quasi prossimi all'involo. Monti Sicani
foto di S. Grenci


Coppia di adulti al nido che imbeccano il pullo. Monti Sicani
foto di A. Ciaccio


        Abbattimenti diretti, prelievo delle uova e dei nidiacei al nido, avvelenamento, sono tutte cause che hanno contribuito in varia misura ad accelerare il declino della specie, ma che da sole non sembrano giustificarlo totalmente. Di fatto, l'analisi delle cause di abbandono dei siti riproduttivi di 12 delle 19 coppie di Capovaccaio presenti tra il 1982 e il 2000 in provincia di Agrigento e Palermo (Tab. II) rivela che solo nel 16% è riscontrabile una causa antropica diretta, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, i motivi rimangono sconosciuti.

        Allo scopo di indagare sulle cause del declino del Capovaccaio in Sicilia, abbiamo analizzato una serie di parametri ambientali raccolti tramite gli annuali censimenti ISTAT dell'agricoltura effettuati tra il 1962 e il 2000 riguardanti le province di Agrigento e Palermo. I risultati evidenziano nella perdita della superficie agricola una causa importante del declino della specie. La diversa destinazione del suolo, con la riduzione progressiva dell'estensione agricola a vantaggio di altre attività non-agricole, soprattutto legate allo sviluppo del terziario e all'urbanizzazione delle campagne, è stata nell'ultima metà del XX secolo, inesorabile, con oltre 350.000 ettari persi. È particolarmente interessante osservare che il declino del Capovaccaio risulta significativamente correlato a due fattori principali (Tab. II), rappresentati dalla riduzione della superficie a seminativo e a pascolo.

        Entrambe queste trasformazioni sono strettamente legate. In Sicilia, "seminativo" significa quasi esclusivamente coltivo a frumento, la cui superficie viene caratteristicamente destinata, dopo la mietitura, a pascolo per i caprini e gli ovini. La riduzione della superficie sfruttabile come pascolo, assieme al rimboschimento, ha privato la specie della superficie aperta necessaria per la ricerca trofica. Il Capovaccaio infatti, ricerca il cibo principalmente a vista, sorvolando ambienti aperti caratterizzati da prato-pascolo (garighe, semisteppe, macchia mediterranea degradata) con bassa o assente copertura arborea (LIBERATORI & MASSA, 1992). Una correlazione positiva con la riduzione della superficie a pascolo, ma, non come in questo lavoro, della superficie agricola, è emersa anche analizzando il declino del Capovaccaio in Italia continentale (LIBERATORI & PENTERIANI, 2001).

        La superficie a bosco ha subito un andamento altalenante con una massima estensione nel censimento del 1990 e minimo storico nel 2000. Questo andamento è frutto sia di inveterate pratiche di rimboschimento effettuate terrazzando con mezzi meccanici le praterie di media montagna piantumando essenze arboree alloctone (eucalipto e pino nero) che dell'azione di incendi successivi che in Sicilia sono una piaga storica. Questo processo ha inoltre concorso all'enorme rarefazione di specie che hanno esigenze trofiche simili come il Grillaio Falco naumanni e probabilmente anche il Nibbio reale; nella stessa area dei Sicani occidentali sopra citata, nel 1982 erano presenti oltre 200 coppie di Grillaio, meno di 50 nel 2001, mentre il Nibbio reale è alla soglia dell'estinzione come nidificante (A. Ciaccio, ined.).


Tipico nido di Capovaccaio in cavità su parete. Monti Sicani
foto di A. Ciaccio

        Sebbene la superficie agricola e quella a pascolo siano drasticamente diminuite, il numero assoluto di capi di ovini e caprini ha subito un incremento di oltre 120 mila unità negli ultimi quarant'anni, mentre bovini e equini risultano in decremento (Tab. III). È indubbio che i cambiamenti nelle tecniche di allevamento e la riduzione della mortalità nel bestiame domestico, per le migliorate condizione sanitarie e le differenti tipologie di stabulazione, hanno inevitabilmente ridotto la disponibilità alimentare per una specie opportunistica come il Capovaccaio. Infatti, in questo contesto, è significativo osservare una correlazione diretta tra declino della specie e riduzione del numero di aziende con allevamento di bestiame, che risultano essere nel 2000 solo il 16% di quelle esistenti nel 1962 (Tab. III).

        Un minor numero di aziende ma un maggior numero di capi di ovini e caprini è indice di una diversa metodologia di stabulazione e di un progressivo abbandono dell'allevamento brado degli ovini. È significativo del resto notare la significativa correlazione tra coppie territoriali di Capovaccaio e numero di capi di equini, animali in Sicilia tipicamente allevati su pascolo e allo stato brado.

        L'abbandono della pratica della transumanza e dei metodi di allevamento tradizionali ha provocato una consistente contrazione della distribuzione del Capovaccaio in Francia meridionale (BERGIER & CHEYLAN, 1980), in Spagna e Portogallo (PEREA et al., 1991, DEL MORAL & MARTÌ, 2002) e sui Pirenei (CANUT et al., 1988). Inoltre lo status delle popolazioni contigue a quella siciliana, come quelle nord-africane (LEVY, 1996), è lungi da poter essere considerato stabile. In Marocco, dove erano indicate almeno 1000 coppie, la popolazione pare ridotta a poche coppie (P. Bergier, com. pers.); in Algeria dove un censimento generale è tuttora impossibile (IENMANN & MOALI, 2000), almeno 32 nidi sono stati censiti nel 1989 per la regione della Gran Kabilia e una stima totale pare superiore alle 50 coppie; mentre in Tunisia vengono stimate 100-150 coppie presenti tra il 1975 e il 1990 (T. Gaultier a P. Isenmann, com. pers.).

        La rapidità del declino della specie in Sicilia occidentale, giunta sull'orlo dell'estinzione nel 1997 con solo tre coppie nidificanti (DI VITTORIO et al., 2000), pone serie problematiche di conservazione della popolazione siciliana, che appare attualmente mostrare molte delle caratteristiche di una metapopolazione (MCCULLOUGH, 1996). Sebbene la produttività e il tasso di involo possano essere considerati soddisfacenti (DI VITTORIO et al., 2003) è chiaro che perturbazioni stocastiche in un questo contesto di impoverimento della qualità dell'habitat (HOUSTON, 1996) e di isolamento genetico e riproduttivo possano rompere il delicato equilibrio e portare all'estinzione del Capovaccaio in Sicilia.

        Sono assolutamente necessari mirati interventi di conservazione, non soltanto legati alla protezione de facto della specie (istituzione di carnai, restocking, stretta sorveglianza dei siti di nidificazione, tracking satellitare per individuare le rotte migratorie e le aree di svernamento africane) ma anche di gestione dell'habitat. Infatti, solo dalla conservazione e gestione di aree naturali in cui il pascolo e l'allevamento tradizionale sono parti integranti del paesaggio, si può sperare che il Capovaccaio possa avere un futuro in Sicilia.


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