EBN ITALIA Bird Trips

Viaggio in Ungheria
10-18 aprile 2005
di Tiziano Marson, Marco Salsotto e Cristiano Tarsetti

Erano ormai anni che stavamo organizzando un viaggio in Ungheria, terra di grandi promesse ornitologiche, ma a causa di "intoppi" di varia natura, non eravamo ancora riusciti a raggiungere la nostra meta... Finalmente nella primavera del 2005 si riesce a partire, siamo i soliti tre compagni di avventure, già "reduci" da altri tour in Italia ed all'estero.
Viene scelto come obiettivo principale della nostra vacanza il Parco Nazionale di Hortobagy, ubicato nella parte nord-orientale del paese, a due ore di auto da Budapest (situata a circa 200 chilometri) ed a meno di mezz'ora da Debrecen (distante circa 35 chilometri), la terza città in ordine di importanza dell'Ungheria.
Il viaggio in auto, con partenza da Bologna e senza tappe intermedie, non è propriamente una passeggiata........ circa 16 ore filate di macchina fino al piccolo paese di Hortobagy, situato al centro dell'omonimo Parco Nazionale.
Quando arriviamo in territorio ungherese le condizioni meteorologiche non sono certamente delle migliori: tira un vento freddo e pungente (che ci accompagnerà per diversi giorni) ed è nuvoloso con minaccia di pioggia.
Appena entriamo nell'area protetta, ci fermiamo in corrispondenza di alcuni piccoli stagni circondati dal canneto ed ubicati lungo la "M33", l'arteria stradale che attraversa e divide in due il Parco.
Si notano subito dei Mestoloni, alcune Marzaiole, Tuffetti ed il nostro primo Svasso collorosso che si fa osservare abbastanza bene. Durante le osservazioni siamo accompagnati da uno strano verso, incessante, che sale dagli stagni e che non riusciamo, sul momento, ad identificare; scopriremo poi che è il richiamo dell'Ululone dal ventre rosso, la "colonna sonora" di Hortobagy.
Notiamo le prime Oche selvatiche in volo, una specie che si mostrerà in quasi tutte le uscite.
Dopo questo approccio, cerchiamo una sistemazione in zona attraverso il Centro Informazioni del Parco, che ci indirizza verso una delle numerose case in affitto.
Fedeli al nostro principio di soggiornare, quando possibile, all'interno delle aree protette, per viverne in pieno l'atmosfera (e, allo stesso tempo, per aiutare l'economia locale), decidiamo di pernottare per 2/3 notti in una piccola abitazione nel paese di Hortobagy (alla fine saranno sei notti!!!).
Hortobagy è un piccolo centro abitato con poche case basse (tutte con il giardino), dove la quiete è interrotta solamente da qualche (raro) veicolo di passaggio.
Alcune coppie di Cicogne bianche hanno scelto di nidificare dentro il paese, costruendo grandi ammassi di rami su alcuni tralicci della linea telefonica e su alcuni camini.
Nella giornata seguente cominciamo a prendere conoscenza con la zona, seguendo le indicazioni contenute in una mappa distribuita dall'Ufficio informazioni del Parco.
Come suggerito da questo opuscolo, visitiamo una delle "demonstration area", ovvero una delle zone scelte dall'Amministrazione del Parco per un duplice motivo: mostrare le attività tipiche di un tempo legate alla storia ed alla geografia del territorio, nonché le sue peculiarità naturalistiche; allo stesso tempo convogliare i grandi flussi turistici (Hortobagy accoglie ogni anno circa 500.000 visitatori!) cercando di salvaguardarne le aree più delicate (che di norma non sono accessibili a tutti, essenzialmente per motivi legati alla conservazione di alcune specie, vedi ad esempio l'otarda).
La zona prescelta è quella denominata "Mata", dove si possono conoscere soprattutto gli aspetti tradizionali della "puszta", cioè tutte le attività tradizionali, agricole e pastorali che hanno plasmato questo territorio ed hanno permesso di tramandare questo paesaggio (e quindi il suo ecosistema) fino ad oggi. Qui, tra l'altro, viene esercitato il turismo equestre, con alcune stalle e maneggi; vengono anche allevati, allo stato semibrado, capi di bestiame come i tori di razza grigia ungherese (con corna enormi) ed i maialini mangalica (ricoperti da una fitta peluria di colore grigio scuro).
Durante una breve escursione nei dintorni di alcune stalle ci rendiamo conto della bellezza di questi luoghi, con la loro solenne immensità, con prati e pascoli interrotti solo da qualche pianta isolata.
Cominciano a fare le nostre prime osservazioni con alcune Cutrettole, dei Prispoloni ed alcuni Aironi bianchi maggiori.
Spesso avvistiamo i falchi di palude che perlustrano a bassa quota i terreni. Questo rapace è sicuramente, nella buona stagione, una delle specie più facili da osservare, vista la presenza di circa 250 coppie nidificanti; deve dividere il suo ambiente di caccia con l'Albanella reale e l'Albanella minore, entrambe nidificanti.
Dopo aver attraversato un ampio prato-pascolo, ci spostiamo verso un fossato con vegetazione più densa, dove osserviamo, oltre ad alcune specie di cince ed il Luì piccolo, la Bigiarella.
Nel pomeriggio ci spostiamo verso gli stagni di Halastò, uno degli ecosistemi più interessanti (tutelati anche dalla Convenzione di "Ramsar"), nonché ambiente umido, per qualità e quantità dei popolamenti animali, tra i più importanti del continente europeo (in autunno circa 10.000 gru svernano nell'area!).
Questo ecosistema è caratterizzato da un mosaico di vari ambienti, composti per la maggior parte da laghi o stagni di pesca, con vaste estensioni di canneto ed acquitrini lungo i margini esterni.
Qui ci rendiamo conto dell'enorme ricchezza faunistica dell'area, osservando in breve tempo: Airone bianco maggiore (decine), Airone rosso, Spatole (alcune decine), una coppia di Moretta tabaccata (in volo), Svasso maggiore, diversi esemplari di Marangone minore.
Ci appostiamo su una delle torrette di osservazione costruite lungo gli stagni, dove osserviamo, ai margini di un lago, un grosso rapace in caccia, a breve distanza da uno specchio d'acqua.
Ci accorgiamo subito, viste le dimensioni imponenti, che si tratta di un'aquila, la osserviamo bene..... è un immaturo di Aquila di mare.
Grande entusiasmo!!!

L'Aquila di Mare è presente nel Parco con 5 coppie nidificanti; d'inverno il numero si incrementa, grazie ai contingenti svernanti, fino ad arrivare a 60/70 esemplari.
Nel cuore di Halastò incontriamo in seguito Sgarza ciuffetto, Garzetta, ancora Spatole, Morette tabaccate in volo; infine concentriamo la nostra attenzione sui passeriformi di canneto riuscendo, prima del sopraggiungere del buio (e con un pò di difficoltà!), a scovare la Salciaiola che nei giorni successivi ci accompagnerà, con il suo "trillo" metallico, in tutti gli ambienti di canneto.
I passeriformi di canneto diventeranno uno dei "pallini" della vacanza, con la recondita speranza di avvistare il Pagliarolo, ricerca che poi si rivelerà vana...........
Il secondo giorno si parte, di buon'ora, per un'escursione nella zona di Szalkahalom.
Questa escursione, nella prima parte, costeggia il margine di un bosco di acacie, interessante per la presenza di un "condominio" di Corvi. Si notano decine e decine di nidi di questa specie; insieme alle Taccole, centinaia di esemplari provocano un frastuono assordante.
Ai margini del bosco è stata installata una torretta per osservazioni, dalla quale ammiriamo le evoluzioni e le "baruffe" in volo di un Gheppio alle prese proprio con questi corvidi. Dalla torretta si gode inoltre di una buona visione dell'ambiente circostante.
Riprendiamo il cammino lungo un sentiero segnalato, notando numerose Pittime reali, che in questa zona nidificano nelle zone acquitrinose, insieme alle Pettegole ed alle Pavoncelle.
Sono molto numerosi, in questo periodo, i Combattenti che spesso ammiriamo in stormi di centinaia di esemplari, mentre in volo disegnano velocissime traiettorie.
Ci dirigiamo verso uno stagno dove abbiamo la di fortuna di osservare un gruppo di Oche lombardelle, oltre a Mestoloni, Marzaiole e Fischioni.
Dopo alcuni minuti di osservazioni, ci accorgiamo che un grosso rapace sta facendo involare gli uccelli dallo stagno; è ancora lei, un'Aquila di mare, questa volta è un adulto, con la coda bianca in bella evidenza.
Nel pomeriggio cambiamo ambiente e ci rechiamo presso alcuni laghi artificiali, chiamati Derzsi, utilizzati dall'uomo per la pesca,
Notiamo numerosissime anatre: centinaia di animali tra Germani reali, Alzavole, Morette e Morette tabaccate; ci sono anche delle Spatole che fanno la spola tra il nido ed il canneto per rifornire i nidi in costruzione di nuovo materiale (costituito da steli di canna tagliati). Ci avviciniamo nella maniera più cauta possibile, riuscendo a raggiungere una torretta di osservazione dove ci mimetizziamo grazie ad alcuni teli. Le spatole continuano a volare indisturbate, a brevissima distanza, sopra di noi. Lo spettacolo è indimenticabile...
Ritornando sul lago di pesca osserviamo, a breve distanza, un Quattrocchi.
Per terminare la giornata ci rechiamo presso un piccolo capanno costruito sul margine di una piccola zona umida in località Kisjusztus, dove riusciamo ad individuare il nostro primo Pettazzurro (specie facile da osservare nel Parco).
Per la terza giornata decidiamo di affidare il nostro destino ad un birdwatcher locale, di nome Konyha, disponibile ad accompagnarci.
Ci ritroviamo davanti al solito Centro Informazioni alle ore 06,00 (lui "pimpante", noi piuttosto assonnati), dove gli chiediamo subito, se oltre ad un panoramica generale dell'avifauna, sarà possibile avvistare alcuni "pezzi da novanta" come l'Otarda, il Falco sacro ed il Citello (che sarebbe un mammifero, ma noi siamo contro ogni tipo di discriminazione).
Konyha, parlandoci in inglese, ci assicura che si tratta di obiettivi relativamente facili (chiaramente con un po' di fortuna).
Ci dirigiamo quindi nella zona di Szelences, non lontano dal centro abitato di Nadudvar, dove, dopo circa 30/40 minuti di cammino, dovremmo riuscire a scorgere alcuni esemplari di Otarda.
Dopo circa un quarto d'ora, scorgiamo a breve distanza un Occhione; anche l'animale ci osserva (?) immobile sul prato; per noi si tratta del primo avvistamento di questa specie.
Finalmente, raggiungiamo il posto stabilito dove, con l'ausilio dei cannocchiali, riusciamo a contare, in lontananza, ben 32 Otarde (con 7 maschi, di cui alcuni in parata nuziale con il piumaggio bianco del ventre in evidenza).
Konyha ci racconta un po' le vicende dell'Otarda, animale in serio pericolo d'estinzione. In Ungheria ne sono stati censiti quest'anno circa 1300 esemplari, in leggero incremento negli ultimi anni; nel Parco di Hortobagy, negli ultimi anni, ce ne sono stabilmente circa 130.

I provvedimenti attuati dalla Direzione del Parco nella stagione invernale (finanziati con un progetto LIFE dalla Comunità Europea), cioè liberare i campi dalla coltre nevosa durante la brutta stagione e mettere a dimora coltivazioni a perdere per il nutrimento di questi uccelli, sembrano dare buoni frutti, visto che molti degli uccelli non sono più costretti a svernare verso sud (Italia, paesi ex Jugoslavia), dove a causa della caccia indiscriminata vengono spesso abbattuti.
Dopo le Otarde, ritorniamo verso la nostra auto osservando anche la prima Upupa ed alcune Pispole nei pressi di una fonte.
Ci si dirige quindi alla ricerca del Falco sacro. Usciamo dai confini dell'area protetta e ci dirigiamo, a sud di Hortobagy, sulla strada che collega Nadudvar a Hajduszoboszlo, dove il rapace frequenta delle zone agricole nei pressi delle stalle o fattorie. Qui dedica le attenzioni alla sua preda preferita: il piccione domestico.
Lo vediamo prima posato su un grosso pilone della linea elettrica (a gran distanza), poi riusciamo ad avvicinarlo nei pressi di una fattoria, dove resta posato a lungo su un traliccio, facendosi osservare molto bene con il cannocchiale.
Si parte quindi alla ricerca del Vitello. Per questo entriamo nel paese di Hajduszoboszio, dove una nutrita colonia di questi piccoli scoiattoli di terra vive (freneticamente!) all'interno di un piccolo aeroporto turistico.
Nel pomeriggio ci spostiamo in una zona frequentata da rapaci a nord del Parco, ma in questo caso siamo poco fortunati, solo qualche Poiana e i soliti Falchi di palude.
Ci rechiamo nei pressi del paese di Balmazujvaros, dove imbocchiamo una strada sterrata che rientra nel Parco. Dopo aver attraversato una zona adibita a discarica a cielo aperto, ci fermiamo in un'area di pascolo inframmezzata da alcune fasce di bosco.
Oltre ai Citelli che hanno qui una piccola colonia vicino ad una fattoria, riusciamo ancora a vedere il Falco sacro, prima in lontananza, poi a breve distanza, in caccia con volo velocissimo e radente al suolo.
Annotiamo anche uno Sparviere che, all'improvviso, parte da un cespuglio.
Tornando indietro sullo stesso tracciato, ci fermiamo nelle vicinanze di un modesto acquitrino. E' incredibile la quantità di limicoli in un ambiente così piccolo: sono presenti centinaia di Combattenti, alcune Avocette, decine tra Cavalieri d'Italia, Pettegole e Piro Piro boschereccio.
Konyha nota addirittura un Albastrello.
Ci rechiamo quindi in auto fino alla località Kocsujfalu dove l'Amministrazione del Parcoha sistemato, in una piccola area boscata, numerose cassette nido per favorire la nidificazione dei rapaci, in particolare per il Falco cuculo, che, visto l'ambiente decisamente povero di alberi, sembra apprezzare molto questi supporti artificiali; Konyha dice che è una specie facile da osservare, ma che di solito non si nota prima della seconda metà di aprile; nutre comunque qualche speranza di incontrare i primi individui di ritorno dal continente africano.
Osserviamo i soliti Corvi, qualche Gheppio, ma c'è anche un altro rapace che fa lo "spirito santo", il piumaggio è diverso ed è, indubbiamente, quello di una femmina di Falco cuculo che si fa ammirare, con la sua splendida livrea arancione, posata su un ramo secco. Mentre ci spostiamo per verificare se sia l'unico falco cuculo arrivato in zona (sarà proprio così!), da un fitto cespuglio esce un Gufo comune che si nasconde immediatamente alla nostra vista.
Terminiamo la giornata ritornando agli stagni di pesca di Derszi, alla ricerca di altri limicoli.
Anche questo ambiente è molto interessante: ci sono stagni di diverse dimensioni che periodicamente vengono prosciugati per permettere la cattura del pesce; il primo che incontriamo è, infatti, quasi completamente secco. Qui notiamo decine di Chiurli maggiori, Pettegole, Combattenti, alcune Spatole, nonché una coppia di Basettini sul canneto.
Attratti dal loro inconfondibile richiamo osserviamo anche uno stormo di Gru in migrazione (circa 200) che vola alto sopra gli stagni.
Dopo una lunga e proficua giornata salutiamo Konyha, che ci lascia fornendoci utili indicazioni per trovare, senza grandi difficoltà (secondo lui!), l'Aquila imperiale e la Cicogna nera a nord di Hortobagy. Ci sconsiglia inoltre di recarci nella foresta di Debrecen (la cosiddetta "Big Forest"), un buon sito per osservare alcune specie di picchi, a causa dei furti che avvengono frequentemente in questa zona a danno di turisti e birdwatchers. Visto che la giornata volge ormai al termine, ci consiglia di fare un breve giro nei boschetti intorno a Hortobagy, dove sono state censite 5 specie di picidi.
Partiamo fiduciosi, ma alla fine riusciamo a portarne a casa solo uno: il "solito" Picchio rosso maggiore che tambureggia ripetutamente e si fa osservare molto bene in diverse occasioni. Osserviamo anche lo Zigolo giallo ed il Prispolone.
Il giorno seguente decidiamo di fare una breve deviazione in direzione del grande fiume Tizsa (in italiano Tibisco), verso la cittadina di Tiszafured dove alcune zone di pregio naturalistico (in cui sono nidificanti Cicogna nera, Nibbio Bruno, Falco lodolaio e Falco Sacro), sono protette ed annesse al territorio del Parco Nazionale. Seguiamo una delle tracce che costeggiano il corso d'acqua, ma la nostra avventura viene ben presto interrotta dal fiume che ha allagato completamente il sentiero, rendendo impossibile il cammino. Riusciamo ad aggiungere alla nostra lista solo il Mignattino e la Tordela.
Puntiamo quindi le nostre attenzioni verso la zona di Egyek-Pusztakocs, altra zona tutelata dalla Convenzione di Ramsar nel territorio del Parco. Il sentiero, piuttosto lungo, dapprima costeggia alcune zone a canneto, dove il Tarabuso ci accompagna con il suo potente muggito, poi raggiunge un centro di riabilitazione per i rapaci feriti, dove possiamo vedere (nelle gabbie) un esemplare di Aquila imperiale ed uno di Aquila anatraia maggiore. Dal centro di recupero seguiamo un argine che ci porta ad una grande torre di osservazione in paglia. Lungo il sentiero, in parte attrezzato con alcune passerelle, scorgiamo numerosi Pettazzurri, Forapaglie e Cannaiole.
Riusciamo anche a vedere un piccolo rallide sul sentiero, ma solo per una frazione di secondo ed in condizioni di luce non buone, una Schiribilla.
La fine del sentiero ci riserva però una delusione; il canneto circostante è stato tagliato (a raso) da poco e quindi non si scorge nulla di interessante, a parte un confidente Pettazzurro che si posa, vicinissimo, sulla torre e le rondini che addirittura nidificano dentro di essa.
Per la nostra ultima giornata a Hortobagy, ripartiamo ancora alla ricerca della nostra "amata" Otarda e decidiamo di giocarci il tutto per tutto nella zona di Nagyivan, al limite della zona vietata (accessibile solo per motivi di studio). Costeggiamo quindi un piccolo fossato con un fitto canneto dove osserviamo facilmente il Pettazzurro e l'Airone rosso. Durante il cammino a breve distanza vediamo passare un grosso uccello in volo battuto (da lontano sembra un'oca...), ma inquadrandola con il binocolo non ci sono dubbi: Otarda femmina.
Galvanizzati dall'avvistamento proseguiamo ed al primo ponte notiamo, a breve distanza, una coppia di Occhioni che si lasciano osservare con facilità: puntiamo quindi i cannocchiali sull'orizzonte alla ricerca di qualche Otarda e riusciamo a scorgere anche loro, in lontananza ce ne sono una quindicina.
Per nasconderci alla loro vista ci avviciniamo ad un ricovero di paglia (utilizzato dai pastori nel periodo estivo) dove restiamo a contemplare questi splendidi animali.
Si vedono bene tre maschi che, con il loro piumaggio bianco, non riescono a mimetizzarsi con facilità; le femmine invece, grazie al piumaggio mimetico e all'immobilità, sono piuttosto difficili da localizzare nell'erba alta.
Terminiamo i nostri giri a Hortobagy ancora con un giro ai laghi di pesca denominati Derszi dove aggiungiamo la Canapiglia ed un altro Sparviere. A terra, tra due stagni, notiamo delle impronte sul fango, nitide, che non lasciano dubbi: è la Lontra che durante i suoi spostamenti lascia tracce del suo passaggio; il suo avvistamento, certamente non facile, è possibile solo nelle ore notturne.

Su uno stagno in secca aggiungiamo un Totano moro, qualche Beccaccino ed un Piovanello.
Dopo alcuni giorni entusiasmanti lasciamo (con un po' di tristezza ...) Hortobagy e ci trasferiamo nel nord-est dell'Ungheria, alla ricerca dell'Aquila imperiale e della Cicogna nera, fiduciosi delle notizie forniteci da Konyha.
Ci dirigiamo quindi verso la regione vinicola del Tocai, costituita da una zona collinare con grandi estensioni di vigneto (ma sarà proprio questo l'habitat dell'Aquila imperiale ?!?).
Oltrepassiamo questa regione e raggiungiamo una zona di fondovalle, poco abitata e circondata da colline con fitti boschi di latifoglie.
Questa dovrebbe essere una delle zone predilette dall'Aquila, ma rimaniamo delusi perché, a parte qualche Allodola, non riusciamo a scorgere granché.
Riprendiamo quindi l'auto per continuare il nostro viaggio lungo la strada tra i paesini di Vizsoly e Vilmany, dove lungo un rettilineo notiamo un grosso rapace disturbato da alcuni corvi, e ci rendiamo subito conto che, viste le dimensioni, può essere solo un'aquila.
La inquadriamo con il cannocchiale: è proprio lei un'Aquila imperiale. La osserviamo mentre, con ampi volteggi, prende quota per allontanarsi dal "mobbing" di alcuni corvi; contemporaneamente nel nostro campo visivo appare un altro uccello piuttosto grande che sta prendendo quota: si tratta di una Cicogna nera.
Dopo qualche minuto di osservazione vediamo scendere il rapace, in direzione di una fascia di bosco ripariale, fino a quello che, da lontano, sembra un nido piuttosto voluminoso.
Parcheggiamo quindi l'auto ai margini di un campo coltivato e lentamente ci avviciniamo fino a circa 300 metri dal bosco; puntiamo i nostri cannocchiali in direzione di un pioppo dove sembra situato il nido ed aspettiamo pazientemente.
Dopo circa 10 minuti osserviamo posato su un grosso ramo della pianta un uccello di grandi dimensioni, è sicuramente un'Aquila imperiale, visto il piumaggio un sub-adulto, mentre sul nido si intravede un altro uccello, presumibilmente la femmina, anche se è parzialmente nascosta.
Dopo altri 20 minuti di paziente attesa il nostro maschio si invola e si fa ammirare mentre si allontana verso le colline. La giornata non poteva finire meglio di così.
Lungo la strada del ritorno ci fermiamo a visitare un castello, denominato Boldogko Vara, con una posizione invidiabile ed un notevole panorama, dove aggiungiamo il Fanello ed il Corvo imperiale.
Il giorno seguente cominciamo la nostra marcia di avvicinamento verso l'Italia e facciamo tappa in un area protetta ubicata lungo il percorso: il Parco Nazionale di Kynkunsagy.
E' un parco diviso in più zone, delle quali alcune conservano ampi tratti di puszta. Il settore che riusciamo a visitare è costituito da un grande lago dove vediamo, da una torretta di osservazione, numerose specie di anatre, avocette e gabbiani. Qui incontriamo una famiglia di cordiali birdwatchers ungheresi che ci danno alcune informazioni su alcune località ornitologiche situate lungo la nostra strada di ritorno verso l'Austria.
Ci consigliano di andare, visto il poco tempo a disposizione, in una zona chiamata Dinnyési ferto, ovvero un grosso acquitrino adiacente al lago di Velencei.
In un paio d'ore raggiungiamo questa località; l'acquitrino, pur essendo di modeste dimensioni, è frequentato da centinaia di uccelli e riusciamo ad aggiungere alla nostra lista un bellissimo esemplare di Fistione turco, alcuni Codoni ed il Cannareccione.
Mentre stiamo in osservazione, lungo un filare di piante (e sopra le nostre teste) passa velocissimo un esemplare di Picchio nero. Con la speranza di rivederlo (e per chiudere in bellezza) andiamo a visitare un appezzamento di bosco ad alto fusto che avevamo lasciato sulla strada poco prima. La scelta si rivelerà felice, il picchio nero si farà sentire ripetutamente, tamburellando più volte e facendosi vedere, abbastanza bene, in due occasioni.
La mattina seguente si varca il confine con l'Austria un po' tristi ma soddisfatti.

Alcuni consigli per il viaggio. Se pensate di visitare Hortobagy in primavera, è preferibile scegliere come data la fine di aprile/prima metà di maggio, altrimenti si corre il rischio di mancare alcune specie che non tornano a nidificare prima di quel periodo (vedi pagliarolo, ghiandaia marina, etc.).
Gli uccelli sono facilmente osservabili e l'ausilio di una guida si rende necessaria solo per individuare le specie elusive o molto localizzate.
Per dormire, nel Parco di Hortobagy, ci sono pochi alberghi, ma in compenso sono molte le case in affitto; per mangiare ci sono alcuni ristoranti, consigliabili sono le csarde, locali tradizionali in cui si possono gustare le specialità ungheresi.
Il numero telefonico di Konyha è: 06-20-5631326.

CHECK LIST:

  1. Svasso maggiore Podiceps cristatus
  2. Svasso collorosso Podiceps grisigena
  3. Tuffetto Tachybaptus ruficollis
  4. Svasso piccolo Podiceps nigricollis
  5. Cormorano Phalacrocorax carbo
  6. Marangone minore Phalacrocorax pygmeus
  7. Tarabuso Botaurus stellaris
  8. Sgarza ciuffetto Ardeola ralloides
  9. Nitticora Nycticorax nycticorax
  10. Airone bianco maggiore Casmerodius alba
  11. Garzetta Egretta garzetta
  12. Spatola Platalea leucorodia
  13. Airone cenerino Ardea cinerea
  14. Airone rosso Ardea purpurea
  15. Gru Grus grus
  16. Cicogna bianca Ciconia ciconia
  17. Cicogna nera Ciconia nigra
  18. Cigno reale Cignus olor
  19. Oca selvatica Anser anser
  20. Oca lombardella Anser albifrons
  21. Fischione Anas penelope
  22. Germano reale Anas platyrhynchos
  23. Canapiglia Anas strepera
  24. Mestolone Anas clypeata
  25. Codone Anas acuta
  26. Alzavola Anas crecca
  27. Marzaiola Anas querquedula
  28. Moriglione Aythya ferina
  29. Fistione turco Netta rufina
  30. Moretta tabaccata Aythya nyroca
  31. Moretta Aythya fuligula
  32. Quattrocchi Bucephala clangula
  33. Falco di palude Circus aeruginosus
  34. Albanella reale Circus cyaneus
  35. Albanella minore Circus pygargus
  36. Sparviere Accipiter nisus
  37. Poiana Buteo buteo
  38. Falco pescatore Pandion haliaetus
  39. Aquila di mare Haliaeetus albicilla
  40. Aquila imperiale Aquila heliaca
  41. Falco cuculo Falco vespertinus
  42. Lodolaio Falco subbuteo
  43. Gheppio Falco tinnunculus
  44. Sacro Falco cherrug
  45. Fagiano comune Phasianus colchicus
  46. Starna Perdix perdix
  47. Folaga Fulicala atra
  48. Gallinella d'acqua Gallinula chloropus
  49. Otarda Otis tarda
  50. Occhione Burhinus oedicnemus
  51. Cavaliere d'italia Himantopus himantopus
  52. Avocetta Recurvirostra avosetta
  53. Piovanello Calidris ferruginea
  54. Piro piro boschereccio Tringa glareola
  55. Pettegola Tringa totanus
  56. Totano moro Tringa erythropus
  57. Albastrello Tringa stagnatilis
  58. Combattente Philomachus pugnax
  59. Pittima reale Limosa limosa
  60. Pavoncella Vanellus vanellus
  61. Chiurlo maggiore Numenius arquata
  62. Beccaccino Gallinago gallinago
  63. Gabbiano comune Larus ridibundus
  64. Gabbiano reale nordico Larus argentatus
  65. Sterna comune Sterna hirundo
  66. Mignattino Chlidonias niger
  67. Tortora dal collare orientale Streptopelia decaocto
  68. Colombaccio Columba palumbus
  69. Cuculo Cuculus canorus
  70. Assiolo Otus scops
  71. Gufo comune Asio otus
  72. Upupa Upupa epops
  73. Torcicollo Jynx torquilla
  74. Picchio nero Dryocopus martius
  75. Picchio rosso maggiore Dendrocopos major
  76. Allodola Alauda arvensis
  77. Cappellaccia Galerida cristata
  78. Pispoletta Calandrella rufescens
  79. Prispolone Anthus trivialis
  80. Pispola Anthus pratensis
  81. Rondine Hirundo rustica
  82. Cutrettola Motacilla flava
  83. Ballerina bianca Motacilla alba
  84. Codirosso spazzacamino Phoenicurus phoenicurus
  85. Pettazzurro Luscinia svecica
  86. Pettirosso Erithacus rubecula
  87. Culbianco Oenanthe oenanthe
  88. Saltimpalo Saxicola torquata
  89. Storno Sturnus vulgaris
  90. Merlo Turdus merula
  91. Tordela Turdus viscivorus
  92. Cannareccione Acrocephalus arundinaceus
  93. Cannaiola Acrocephalus scirpaceus
  94. Salciaiola Locustella luscinioides
  95. Luì piccolo Phylloscopus collybita
  96. Forapaglie Acrocephalus schoenobaenus
  97. Basettino Panurus biarmicus
  98. Bigiarella Sylvia curruca
  99. Capinera Sylvia atricapilla
  100. Cinciarella Parus caeruleus
  101. Cinciallegra Parus major
  102. Storno Sturnus vulgaris
  103. Gazza Pica pica
  104. Ghiandaia Garrulus glandarius
  105. Corvo Corvus fragilegus
  106. Taccola Corvus monedula
  107. Corvo imperiale Corvus corax
  108. Cornacchia grigia Corvus corone cornix
  109. Passera oltremontana Passer domesticus
  110. Passera mattugia Passer montanus
  111. Frosone Coccothraustes coccothraustes
  112. Fringuello Fringilla coelebs
  113. Verdone Carduelis chloris
  114. Cardellino Carduelis carduelis
  115. Fanello Carduelis cannabina
  116. Strillozzo Miliaria calandra
  117. Zigolo giallo Emberiza citrinella
  118. Migliarino di palude Emberiza schoeniclus

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